Non è Lisa del Giocondo!


Non è ” Lisa del Giocondo” !

“Nessun mistero: la Gioconda sorride e sappiamo perché. Per alcuni storici, la nobildonna è Caterina Sforza. Ma Vasari ci ha detto chi è.”.
Interessatissima ho commentato l’articolo di Pixel-O “l’arte fuori dal mondo” perché ritenevo , tra tante iperboli, più realistico il fatto che la dama stesse sorridendo per il semplice motivo di essere una donna soddisfatta e niente più.
Ho ribloggato l’articolo per alcune settimane su Stupendizia blog per farlo conoscere e rileggere io stessa a piacimento.
Ma quel: ”Vasari ci ha detto chi è.”…
Era ed è stata nella mia mente la nota stonata.
Le vite dei Più Eccellenti Pittori, Scultori e Architetti di Giorgio Vasari- Napoli Ditta G Regina 34- Piazza Cavour 35 per cura di G. De Stefano del 1876.
Ho riflettuto su come impostare quest’articolo riferendomi anche al mio libro “Lionardo e Beatrice”, dove sono andata a scavare nelle profondità della miniera per tirar fuori il diamante della criptatura certa e lampante apposta sulla stessa a siglare un’opera che il Maestro riteneva compiuta. Naturalmente non avrei iniziato questo viaggio interminabile senza la compagnia storica del ricercatore ed esperto mondiale di “Leonardo da Vinci scultore”, Silvio Troiani.
La formella, da lui ritrovata, è opera certa di Lionardo e criptata in modo speculare, per questo sto ad affermare quel che segue:
Le “ Vite” del Vasari, ci si presentano in molteplici edizioni quindi sottolineare la data di pubblicazione è basilare per capire il connubio tempo-autenticità in quanto più la fonte è partorita dalla culla d’origine più saremo certi di notizie vergini o poco diluite dal passaparola.
L’opera a cura di G.De Stefano ristampa un linguaggio quattrocentesco non ancora alleggerito dalle edizioni successive per facilitarne la comprensione didattica e fonètica: “ Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di mona Lisa sua moglie, e quattro anni pensatovi, lo lasciò imperfetto; la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontanablò: nella quale testa chi voleva vedere quanto l’arte potesse imitare la natura, agevolmente si poteva comprendere perche’ quivi erano contraffatte tutte le minuzie che si possono con sottigliezza dipingere. Avvengachè gli occhi avevano quest’lustri e quelle acquitrine che di continuo si veggono nel viso, ed intorno a essi erano tutti quei rossigni lividi ed i peli, che non senza grandissima sottigliezza si possono fare. Le ciglia, per avervi fatto il modo del nascere i peli nella carne dove più folti e dove più radi, e girar secondo i pori della carne, non potevano essere più naturali. Il naso con tutte quelle belle aperture rossette e tenere si vedeva essere vivo. La bocca con quella sua sfenditura, con le sue fini unite dal rosso della bocca, con l’incarnazione del viso, che non colori, ma carne pareva veramente. Essendo mona Lisa bellissima, teneva mentre la ritraeva, chi sonasse o cantasse, e di continuo buffoni che la facessero stare allegra; per levar via quel malinconico che suol dare spesso la pittura a’ ritratti che si fanno.”.
a) Lo stesso Vasari scardina ( lo lasciò imperfetto) e ( le ciglia dove più volte e men rade), i luoghi comuni centenari.
b) La dama ritratta da Lionardo suo nome di battesimo ( Lionardo e non Leonardo) non può essere Lisa del Giocondo in quanto il ritratto è rifinito in ogni particolare e, per questo, criptato dal Maestro in quanto lo riteneva definitivamente perfetto.
c) Le ciglia mirabili non esistono nella Dama anzi ne è totalmente priva com’è privo il naso di aperture rossette e …detto tra noi mona Lisa non è bellissima!

 

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La belle Ferroniere

Quindi chi ha attribuito l’identità a Lisa del Giocondo ha visto con certezza un altro quadro del Maestro evento assai probabile in quell’andirivieni di apprendisti di scuola.
Incalliti sulla storia propinataci facciamo un ulteriore sforzo per andare al di là…
d) Il Vasari apprezzato universalmente per la cura meticolosa dei dettagli omette il paesaggio ( non un cenno né uno spillo come se la dama fosse l’epicentro dell’opera ) che è stato fonte di diatribe inenarrabili per l’attribuzione della dama del ritratto: era una Sforza perche’…era una d’Este perché…e vai con ponti , vallate, alberi, monti lontani e paesaggistica degli esperti in botanica.

e) IL Vasari che puntigliosamente descrive l’arcata sopracciliare pelo per pelo ometterebbe l’intero paesaggio alle spalle della dama? Suvvia!
Quel paesaggio non esisteva semplicemente perché si sta parlando di un altro quadro: la Belle Ferronniere? Sarebbe più plausibile dal momento che era bellissima

Incompiuta soprattutto per quanto riguarda la capigliatura, cosa impensabile per Lionardo che, in questo caso, non l’avrebbe firmata. O la Dama con Ermellino forse tratteggiata dal Maestro e poi lasciata agli allievi: basti guardare la mano gigantesca sulla bestiola e le perle nere preziosissime senz’ombra alcuna.?
Accecante la superiorità di Lionardo per scadere nelle quisquiglie.
Riprendiamo da qui il treno della sua storia e della storia che ci avvolge a lui se andiamo a scandagliarla per bene nei fondali e non con un rapido giro a vista d’occhio sulla superficie.
Lionardo nacque nella casa di nonna Lucia. Suo padre ser Piero non avrebbe potuto tenere sotto lo stesso tetto la domestica incinta di lui e la sposa una sua pari tale Albiera di Giovanni Amadori.
La casa dei nonni era situata a Toia di Bacchereto nell’alta Toscana, avevano anche una “casa dei cento fuochi” : una fornace per orci( uno dei principali centri di produzione della ceramica artistica del XIV e XV secolo) dove Il bimbetto Lionardo giocherellò con la creta dei maestri vasai poi egli stesso si cimentò con festoni e puttini com’era in uso in quel periodo in quei luoghi.
Dotato ed intelligentissimo apprese subito quest’arte della creta come i moderni bimbi giocano con il Pongo, come impronta primaria di tutta la sua opera. Egli stesso nel “Trattato della Pittura” dice che:” Adoperandomi io non meno in scultura che in pittura ed esercitando l’una e l’altra in un medesimo grado, mi pare con picciola imputazione poterne dare sentenza,” Nello stesso Trattato, esalta il bassorilievo come la fusione di pittura e scultura. Mentre tiene in poca o nulla considerazione “ Gli scultori di marmo.”.
Dodicenne fu accompagnato da suo padre alla scuola del Verrocchio dove si distinse subito per il suo genio.
Tanto che, alla vista dell’angelo dipinto da Lionardo nel “Battesimo”il Verroccchio decise di non prendere più in mano i pennelli. I critici moderni gli attribuirono capacità divine come se lui lo scultore dalle opere “crudette” attribuitegli dal Vasari abbia potuto modellare il David qui sotto rappresentato.
Opera, per il Verrocchio , da mille e una notte, assegnatagli da critici desiderosi di business ed ignoranti delle cose dell’Arte. Solo un miracolo avrebbe potuto interporsi tra le sue opere di scultura trascorse e il David. Sono sicura che il Vasari, avrebbe dato in cambio la vita pur di avere l’onore di una simile attribuzione: ci hanno pensato i critici e lui lo sta ancora sognando.

Davide
David del… Verrocchio?
verrocchio
Opera certa del Verrocchio

Di opere certe di Lionardo scultore non si ha traccia : perche’?
Eppure egli stesso affermava di essersi adoperato in scultura non meno che in pittura.
Dove sono finite le sue opere? Andate distrutte come la maggior parte dei manoscritti?
Le fusioni di cui parla Lionardo erano superiori alle sculture marmoree in quanto non soggette ai rigori meteorologici e da preferirsi : “ Ancora lo scultore se fa di terra o cera può levare e porre, e quando l’opera è terminata con facilità si gitta in bronzo; e questa è l’ultima operazione e la più permanente che abbia la scultura; imperocchè quella ch’è solo di marmo è sottoposta alla rovina.”.
Lionardo dal Trattato della Pittura.
Quindi dobbiamo ricercare un Lionardo manipolatore d’argilla e fonditore insieme al Verrocchio. Da qui si potrebbe dipanare la narrazione della palla posta in santa Maria Maggiore
non tra gli scultori del marmo ma tra le più belle opere di fusione quattrocentesche attribuite (incautamente?) ad altri !
Anche Donatello avrebbe dato il suo regno per un piatto di lenticchie se avesse saputo che i critici lo avrebbero ritenuto meritevole del David a lui attribuito. Quest’opera sarebbe il suggello massimo raggiunto dal Donatello le cui opere precedenti non dimostrano la capacità di tanto estro.

donatello
Davide di… Donatello ?
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Opera certa di Donatello

Secondo me sono due opere di due artisti differenti e non associabili l’uno all’altro.
La raffinata eleganza del primo non trova alcuna affinità con i rigidi schemi del secondo.
L’evoluzione rocambolesca, secondo i critici, si sarebbe manifestata in vecchiaia, quando naturalmente dovrebbe scadere…
Quindi, per una questione di Buonsenso, l’attribuzione dovrebbe rimanere una questione aperta.

I misteri di Leonardo - Gioconda ' smile
La Formella

Questa opera certa di Lionardo eseguita come allievo alla scuola del Verrocchio ci racconta molto più di tante parole:
a) Esperti dei metalli Gian Luca Garagnani e Fabrizio Falcioni.
b) Grafologo Guido Angeloni.
c) Esperto di Lionardo da Vinci scultore Silvio Troiani, homo sanza lettere come Lionardo.
I due puttini alati stanno atterrando con le ali semichiuse secondo le leggi della “portanza” nota ai moderni piloti ed ignorata dai contemporanei di Lionardo. Stanno sorreggendo un terzo, il bambino che ali non ha. Si potrebbe imbastire un romanzo su questo dettaglio.
Quel che si deve sapere è che la Formella è una fusione in ottone similoro un bassorilievo che veniva avvitato, come tante altre opere, sui letti di committenti danarosi come i Medici; si trattava quindi di opere artigianali, di bottega che non assurgevano al titolo di vere e proprie opere d’arte.
Proveniente dal castello di Gargonza nella val di Chiana di proprietà del Guicciardini, braccio destro di Lorenzo detto il Magnifico.
La Formella è stata presentata nel 1999 al “Museo ideale Leonardo da Vinci” a Vinci su sollecitazione di Alessandro Vezzosi direttore del museo; presenti in sala: Alessandro Parronchi e James Beeck ed una prof di storia dell’Arte al braccio di Beeck che non appena ebbe nelle mani la Formella esclamò dal profondo dell’intelletto: “ queste pance gonfie!…solo la scuola del Verrocchio!
Notizie ANSA dopo che Silvio Troiani in TG1 intervistato da Filippo Gaudenzi, aumentò l’audience e mi telefonò a casa lo stesso Direttore del TG spiegandomi che, data l’audiens , variava la scaletta e la chiusura del programma era stato posticipata di molti minuti . Con l’ironia del poi capimmo che …
Tornando a noi: Lisa del Giocondo? Perché?
Un ritratto commissionato di cui non si ha altra informazione di quella che fu commissionato magari anche dal Giocondo…poi?
Lionardo si rifiutò sempre di fare il ritratto di Isabella D’Este sebbene lei non si desse per vinta e avesse sollecitato come interferenti un frate e la sua stessa sorella Beatrice.
Il Vasari ci dice che lavorò a mona Lisa per quattro anni lasciandola incompiuta.
Quindi se Lionardo ha approntato il ritratto di mona Lisa e lo avesse lasciato incompiuto…qualche allievo avrebbe potuto vederlo dal momento che vi lavorò per ben quattro anni!
Mona Lisa però è di mano certa di Lionardo essendo l’opera criptata allo stesso modo della Formella che in questo specifico caso fa da paragone e testata d’angolo per una ‘L’ che Lionardo appose su entrambe le opere e non solo su queste.
Non è Lisa del Giocondo!
Ricordiamo brevemente il suo periodo fiorentino, 1476 nel quale fu tacciato di sodomia e incarcerato.
Accusa grave per quei tempi ma…stranamente subito prosciolto . Lo stesso Verrocchio si riprese il suo allievo, che probabilmente Lorenzo detto il Magnifico aveva fatto accusare, con una lettera anonima.
Lo stesso Lorenzo nella “Adorazione dei Magi” sempre nel 1476, viene messo alla berlina insieme al suo amico Poliziano, dal Botticelli, amico di Lionardo e, come lui, apprendista nella scuola del Verrocchio.
Botticelli , nell’adorazione dei Magi, fa un sunto di come si siano in realtà svolte le cose inerenti all’omosessualita’ di Lionardo presentandoci un Lorenzo che afferra l’elsa della spada simile ad un fallo mentre il Poliziano lo abbraccia dalle spalle ed il cavallo dietro di loro tenta un morso per ricordare ai due l’evento mistico a cui stanno assistendo. Quindi Botticelli narra chi è il vero omosessessule: il Magnifico che essendo stato respinto ha acccusato , per vendetta Lionardo.
Provato nell’intimo: “ I Medici mi fecero e mi distrussero”, trovò ospitalità alla corte di Ludovico il Moro a Milano che contava allora più di centomila anime. Qui incontrò Beatrice Estense.
(1475-1497 ). Sposa sedicenne di un matrimonio combinato con Ludovico il Moro.

Beatrice d'Este giovinetta
Beatrice d’Este giovinetta

Giovinetta scapestrata, avventurosa amante della caccia al lupo, tra la neve là dove la natura l’aria e gli spazi immensi non erano mai abbastanza ampi per andare a zonzo attraverso i boschi. Curiosa, intelligente, attenta seguace del filosofo Battista Guarino, mescolava un misto di femminilità ad uno scabroso impeto maschile che la rendeva, a sua insaputa, perfetta. Lionardo stava lavorando agli studi sull’ottica e quel sentimento nuovo e travolgente fu siglato dal Maestro con le loro iniziali dapprima inserite nella grata e poi una di seguito all’altra , senza fine LV BE .LV BE…

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Manoscritto di Lionardo da Vinci. Dilatazione della pupilla in relazione alla quantità di luce. – Ms. L, fol 14 recto. Volume II De Agostini Novara. 1956

Quando acqua e fuoco si incontrarono nelle sale del palazzo Sforzesco non ci furono argini che tennero. Lei sposa di Ludovico il Moro che la tradiva ampiamente nonostante avessero il piccolo Massimiliano. Lionardo annoiato da tante belle dame …
Il pieno Inverno portò il frutto del loro amore appena in tempo a che Lionardo ebbe terminato il riscaldamento centrale per il castello Sforzesco.
Il Maestro era anche impegnato nel Cenacolo in Santa Maria delle Grazie e fu lì sopra il lunotto centrale che pose in bella vista le iniziali LV: Lionardo Vince
BE: Beatrice Estense
SF: Sforza Francesco, il loro piccolo.

L'ultima cena ritaglio
Particolare Cenacolo santa Maria delle Grazie Milano

Beatrice morì di parto appena ventiduenne e fu sepolta insieme al terzo figlio, nato morto, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie in Milano.
Ludovico il Moro incaricò Cristoforo Solari per la scultura funebre diventata cenotafio in quanto mai utilizzata per la sepoltura: opera notevole nella quale il Solari profuse tutta la cura della sua arte

A questo punto, secondo me e non solo secondo me e secondo Francesco Vivona di Roma filologo latinista, poeta e docente Universitario il quale pubblicò una cartolina non viaggiata Edizioni Alterrocca Terni Casa Editrice Ausonia di Roma categoria 3 Codice :C082 una cartolina della mona Lisa Pinacoteca Ambrosiana Milano anni 1950. Il sottotitolo dell’immagine di mona Lisa è : Beatrice d’Este.
Ha avuto la mia, stessa determinata intuizione nell’anno della mia nascita. Una fatalità analoga alla Formella opera certa e documentata di Lionardo da Vinci. In quanto criptata LDV in modo speculare sotto il piede rialzato del terzo bambino a destra.
Monna Lisa non è Lisa del Giocondo
Sono in esame gli strati pittorici:
il primo registra una bozza di donna con mussolina sulla bocca: che stava ad indicare che la donna in questione aveva da poco dato alla luce un figlio: Inoltre dietro il dipinto si è potuto vedere uno schizzo inciso sul legno da Lionardo il quale prima dipingere il quadro ne avrebbe abbozzato la struttura. Nello schizzo la figura femminile indossa una cuffia poi oggetto di ripensamento.

beatrice cenotafio 2
Beatrice d’ Este – Particolare del Cenotafio della Certosa di Pavia

Questo vide Lionardo e da allora iniziò a dipingere il ritratto di una donna su una tavolo di pioppo. Da notare la capigliatura Le “pieghe maccaronesche e rare” sulla spalla sinistra di Beatrice, l’accenno di doppio mento, le mani la destra sulla sinistra , sotto il velo, esattamente sovrapponibili a quelle del ritratto della dama chiamata Gioconda . Un dipinto che portò sempre con se come cosa personale e preziosa. Lo ritenne compiuto criptandolo sulla spalla sinistra con l’iniziale del suo nome: Lionardo

Nota dell’autore.
Per altre informazioni :
libroLionardo e la formella video.
Lionardo e Beatrice su “Stupendizia” in pdf
Silvio Troiani video Lionardo
“Stupendizia” Il libro.

Stufa dei cretini


Sono stufa dei cretini, di quelli che occupano posti per cui dovrebbero stare in coda. Ci stiamo strutturalmente programmando per essere il vuoto del Pianeta: ha ragione Mauro Biglino quando afferma che Jawhè ci ha tolto la terza elica e siamo ” gli schizzati” della Terra. Altrimenti perchè. ragionevolmente, ci stiamo comportando in questo modo, distruggendo la casa che ci ospita?

La formella di Leonardo da Vinci presentata in anteprima mondiale al museo Ideale a Vinci.


Leonardo scultoreSei in: Archivio > Il Tirreno > 1999 > 05 > 11 > Leonardo scultore, al Mus…
Leonardo scultore, al Museo Ideale sarà presentata formella d’ottone

VINCI. Potrebbe diradarsi il mistero cheavvolge da sempre l’attività di Leonardoscultore. Una formella in ottone, appartenentea un gruppo di privati, documenterebbeper la prima volta quell’«adoprarsinon meno in scultura che in pittura» dicui l’artista stesso parla nel «Trattato dellapittura». La formella sarà presentata venerdìal Museo Ideale di Vinci dagli studiosiche da almeno quindici anni si occupanodella sua attribuzione. La formella, chemisura 32 per 33,5 centimetri, raffigurauna scena campestre con tre angioletti inatteggiamento di danza. «E’ senz’altro di Leonardo -dice Silvio Troiani, appassionatodi arte – come dimostra,in primo luogo, la firma criptatadell’autore: le tre inizialisono rintracciabili in un cespugliocollocato fra i piedidell’angelo centrale e di quellodi destra». Ma secondo Troiani le tracce«d’autore» sono molteplici:«Nella parte alta si vedeonocerchi concentrici che rappresentanogli alberi: ebbene, sonoidentici, come gruppo e posizionegeometrica, a quellidel cosiddetto “disegno diOxford”, lo studio del bracciodell’angelo dell’Annunciazionedi Firenze che ne ha consentitol’attribuzione a Leonardo.E c’è di più: nell’articolo69 del “Trattato della pittura”,Leonardo teorizzò chiaramentecome imparare a dipingerea memoria». Più cauto è Alessandro Vezzosi,direttore del Museo Ideale:«Non ho ancora visto laformella – dice – ma dalle fotoe dai video mi sembra un’operadi grande qualità. Alla presentazioneabbiamo invitatoesperti e professori universitariproprio per aprire il dibattito». «Del resto – conclude Vezzosi- si tratta di un’opera unica,della quale non esistonoparalleli».
11 maggio 1999 sez.

“Strappi d’autore” evento a Matera.


E’ come raccontare una storia mai raccontata a cui stentiamo a credere perché troppo banale o troppo fantastica. I due opposti si ricompongono nei  tasselli scritti dal destino. Correva l’anno millenovecentocinquantasette e nell’isola Tiberina in Roma si accavallavano nella fondazione americana, creata per riunire i pittori dei due emisferi,  le opere di artisti, allora semisconosciuti, come Waroll,  De Cooning, Pollock, Gorky… Nelle testimonianze di queste esposizioni all’isola Tiberina manca un dato interessante ed essenziale: dove sono finite queste opere maestose? Perché di questo si trattava: non quadri standard:  per capirci. il classico quaranta per cinquanta. Tele alla Guernica . Tele, apparentemente , perdute. Non sarebbe stato possibile per gli artisti, dati i costi, rimballarle e rispedirle in America, venivano semplicemente, a fondazione chiusa alla torre Caetani, lasciate accanto ai cassonetti della mondezza. Un pathos senza pari per chi , allora, aveva investito il suo credo pittorico nell’astrattismo. Eppure un occhio estatico , tra la folla di anonimi, è stato travolto dall’incredibile novità dalla tempesta dell’astrattismo. Cosa non facile e ancor più poco credibile se il signore di cui vado narrando è un signore comune che ha superato la boa dei novanta e  che sa scrivere in modo incerto il suo nome e cognome Giuseppe Macrì  era un amante dell’astrattismo  come  un giovane erompente dalla sua epoca e proiettato trenta anni in avanti: amante del bello in ogni sua forma pittorica e scultorea. Un diario di raccolta senza pari, la sua collezione privata  con il prezzo da pagare delle varie esclusioni da Fondazioni, che sono diventate un’incongruenza con l’arte, intesa come “artistico” , efficaci solo nella richiesta di denaro. Eppure la sua evoluzione è continuata con la consapevolezza di essere nel giusto e “strappi d’autore” ne sono la conferma lampante.   Allontaniamoci dalle tele della sua collezione privata, che farebbero invidia e gola a musei e a chi si intende d’arte. Avviciniamoci a questi  “strappi”, acquistati  da Macrì  nei vari mercatini dell’epoca,   per capire cosa di magico in loro è diventato prorompente.   Andiamo per fasi.

Un artista  imposta, su carta, la sua opera primaria. La consegna al tipografo per l’eventuale litografia o serigrafia o altro. Il tipografo stampa l’opera, sui dettami dell’artista, in monocromia o policromia. L’artista , a questo punto, decide il colore, la sfumatura per arrivare alla migliore conclusione. L’artista valuta il risultato e proseguendo nell’evoluzione, “Strappa il precedente bozzetto “: come un ripartire per migliorare , una sospensione per riflettere, un ennesimo ripensamento. Per cui, è possibile capire dagli “Strappi” quali e  quanti siano stati i portali del pensiero da spalancare, quante le ferite e le conquiste fino alla decisione ultima

Gli “Strappi” erano destinati al macero tipografico : una macchina  che li faceva diventare delle filiformi striscioline di carta , poi eliminati con il resto tipografico. Eppure, anche qui un occhio attento allenato ai colori: un  compositore tipografo  con la precisa  memoria dell’artista che li aveva  ideati, ritenne  un sacrilegio quegli “Strappi” gettati nel trita-carte: ” Se non li recuperi non potrai parlarne e non potrai mai  tollerare una simile perdita…”.  Li ha raccolti e messi da parte con tutta la loro ferita che ricombaciava perfettamente con il costrutto iniziale. Due calzini spaiati che si ritrovano magicamente e si faceva  festa. Festa grande per l’affinarsi continuo, di foglio in foglio, di nota su nota apposta ai margini di queste  opere che andava cicatrizzando la ferita del tipografo che aveva dovuto  “Strappare ” su ordine dell’artista. Ci sono delle  note sui bordi dell’0pera , scritte a matita dall’artista, che smentiscono o incoraggiano o eliminano e  sono uno spartito per chi guarda:  una gestazione  in cui concorre l’idea dell’opera primaria ed il tempo  necessario perché questa si solidifichi sempre più fino a diventare la migliore aderenza  al sogno dell’opera originata dalla mente. La verifica  esultante delle capacità che riescono a tagliare il traguardo. Stentiamo a credere  che quei tentativi destinati al macero siano poi, diventati i capolavori di opere  custodite nei musei o in collezioni private. Felice chi avrà la miracolosa possibilità di affiancare al suo “originale” tutti gli       Strappi d’Autore” che hanno concorso all’opera definitiva. Stiamo parlando di anime elette, di collezionisti di “sogni d’arte” che vedono in tutt’altra prospettiva un’opera che non può essere valutata solamente  in denaro da investire. Eppure si tratta di artisti  del calibro di Migneco, Guttuso, Marini, Fazzini. Baj, Miro’…e lo metto per ultimo.

Matera la città dei Sassi che accoglierà questo evento non è forse l’esempio più lampante di una città destinata alla distruzione e all’abbandono? Una città in via di distruzione ” Strappata” ai suoi abitanti perché non più abitabile.  Qualcuno, tra i quali lo stesso Carlo Levi, con occhio d’artista, ha fatto ricucire lo strappo per far tornare a vivere Matera e compiere un miracolo che è sotto gli occhi del mondo. Qualcuno ha voluto recuperarla per poterne parlare, farlo  sapere anche a me, come a milioni d’altri,  che non sapevano….  perché la sua perdita sarebbe stata intollerabile.

Come la perdita degli ” Strappi d’autore”.

 

 

LUCIFERO IN UN CUL DE SAC


Praterie sterminate ed uomini possenti che cacciavano i bisonti, tutte creature ormai remote nel tempo. Gli indiani d’America: un’armonia di fuochi accesi con la Natura e sterminati dagli uomini bianchi. Che centra con loro il più grande scrutatore degli astri al mondo? “Lucifero “, così si chiama questa lente interplanetaria costruita dai Gesuiti, la classe ecclesiastica più abbiente ed orientata verso lo scientifico anche se i  fatti sono stati da loro  negati per secoli Fra queste montagne insanguinate degli Avi degli Apaches ad opera dell’uomo bianco, le creature primitive sono state ridotte alla depressione, allo stato larvale ed al silenzio. La società occidentale ha carpito le potenzialità nascoste, la bellezza travolgente, il suggestivo mai risvegliato, per loro, in essa. Massacrati e travolti dai mediocri senza identità sono stati depositari dei popoli senza voce.
Perché un osservatorio, in territorio indiano costato miliardi dollari? Perché dai Gesuiti? Che ci hanno a che fare con un popolo tribale? Ci hanno a che fare eccome da duemila anni di vergognosi imbrogli. Ce lo spiega Mauro Biglino, ex traduttore biblico per le Opere San Paolo. Biglino, erudito in lingue arcaiche, si accorse di alcuni errori di traduzione nella Bibbia che aveva in casa, scrisse alla editrice facendo notare gli errori e fu assunto. Com’è semplice il tutto se non si fosse trattato di una mente olistica e non lineare! Avrebbe continuato a tradurre a pecora  per i suoi pecorai. Gli credo sulla parola ( anche se supportata da solidi dati di fatto) perchè anch’io sono incappata in un luminare direttore del reparto oncologico che ignorava che il mio port-a-cat era posizionato in una vena e non in un’arteria per cui voleva operarmi all’istante: fortunatamente un tecnico gli spiegò che se l’aggeggio fosse stato posizionato in un’arteria il mio sangue sarebbe schizzato da lì a due metri. Riteniamo che i cattedradeci abbiano salde cognizioni simili ai trattati di matematica dove non c’è scarto per l’errore. Invece l’eccezzione consiste in uomini capaci di illuminare le congetture sospese da uomini volgari che riconoscono solo la legge del branco, l’istinto di rapina, le conquiste, il potere. Su queste infime basi la bibbia  è stata copiata da un’epopea precedente, riscritta, ritoccata,   rivisionata e non per il piacere di parlare a vanvera di una favola antica come il cucco, ma per mantenersi protagonisti del carisma di un potere che dovevano, per forza di cose, rendere occulto. Per il  Potere. Chiese alte come grattacieli per la soggezzione degli inermi. Quanta verità si conserva nella bibbia, copia della copia dell’epopea di Gilgamesc? Poche  e non per fatalismo di dispersione  ma per assicurarsi un rifugio malleabile di volta in volta  da menti perverse. Se fossimo stati il dio di noi stessi, se non ci fosse stata una creazione così arzigogolata  ma un chiaro messaggio unico e totale cosa ne sarebbe stato ieri ed oggi delle religioni? Un’intensa emozione di lbertà per le menti pensanti. Senza angoscia nel cuore per una morte inevitabile come un caldo rifugio nella notte della  vita. Attanagliati da un peccato originale che confina nella follia più perversa lasciamo cadere i nostri strumenti , le nostre meravigliose energie , la purezza che ci unisce al creato per impantanarci nella messainscena di un copione stantio che l’attuale Bergoglio sta cercando di deviare in un proscenio più reale, ben consapevole, da gesuita, del delicato meccanismo che, se svelato interamente come fa Biglino, produrrebbe una sorta di avvenimenti a catena dalle proporzioni sconvolgenti. Bergoglio avanza con passi da gigante, ma per chi sa, sta zoppicando con il raro talento di chi vuol farsi credere all’oscuro di tutto. Un calcolo a cui dobbiamo tanto di cappello per la squisitezza che non altera ordini prestabiliti. Lui getta lì. “anche Gesù non era di questo mondo”. Per cui potrebbe sottindendere che appartiene al cielo, come da sempre. Così non è.  Bergoglio instaura un nuovo ordine di giustizia per preti pedofili, per le strane apparizzioni a Medjugorje notando che le persone aventi la gestione lucrosa del tutto non sono asceti, come lo erano i pastorelli di Fatima. Bergoglio si fa chiamare Francesco il santo più gettonato  per l’umiltà senza fronzoli ; un gesuita che calcola al millesimo la traettoria delle comete come sta facendo la sua creatura: Lucifero.  In territorio Apaches dove nascevano i nativi bagnati dall’erba e dal sole. Natura allo stato puro. Andava conquistata ed eliminata dai soliti benpensanti quelli che pensano di essere innamorati così tanto del mondo che merita le loro migliorie: se di morte ha poca imortanza. Una sensibilità militare primordiale che si azzuffava per il predominio ed ora usa sistemi che sovraricano ogni limite naturale comprese le eliminazioni di massa operate, nei secoli, dalla natura. Teste impazzite. Biglino nei sui libri con :”facciamo finta che…” riporta straordnariamente i fatti accaduti narrati dalla bibbia, in una posizione più esatta e comprensibile. Non c’e Creazione nella Bibbia, ma solo il rapporto militare di un uomo Jawhe‘, tencologigamente avanzato, con il popolo avuto in sorte. Da qui la necessità di addestrarli militarmente, trovandosi di fronte ad un popolo di pastori e pecorai quale erano gli ebrei: non c’è gentilezza e tanto meno spiritualità se solo pensiamo che l’obbidienza verso lui  doveva essere brutale come il sacrificio del proprio primogenito. Ho sempre scritto e pensato che la realtà supera ogni fantasia. Niente di strano se quella che chiamiamo fantascienza sia un accadimento già vissuto. La mente di uomini ispirati  l’ha mostrata chiaramente in film come Stargate : la porta delle stelle. Come mai il regista era certo di conoscere l’essenza di un mistero che ci ha lasciato con il fiato sospeso per tutto il film  tanto era reale e credibile? Potremmo riguardare Verne ed il Nautilus e tanti altri fenomeni che narravano di tecnologie impossibili per il loro tempo. La verità ci è sempre stata negata  e noi ne siamo stati estranei: vivendo in una eterna delusione che ci ha marchiati alla nascita: “peccato originale” per cui dobbiamo essere inferiori,   reprimere i nostri istinti ed affezzionarci ad un pastore che in um modo o nell’altro troverà una scala meno scricchiolante per far bilanciare la canzonatura della vita inventata e proposta dagli ecclesiastici. A tratti un raggio di sole compie la metamorfosi e per qualcuno la chiarezza diventa “certissima” con il solo rammarico di aver perduto tempo prezioso. Quanto tempo prezioso ha perso l’Umanità senza entrare nell’immensità della vita? Mi domando se l’Umanità, a questo punto, vorrà sapere la verità  perchè il senso di possesso atavico della complicatissima macchina che è la vita non è facile ne’ da dipanarsi ne’ da rimuoversi e neanche da sostitursi come qualcuno, beatamente, pensa. Di grazia siamo stati presi per il culo e non ci stiamo. Non ci rimane che guardare gli alberi attraverso il folto delle foglie, i rami poderosi ,i tronchi amici , ascoltare la melodia dei suoi abitanti e pregare per essi, unici Dei da venerare.:hanno un DNA quasi perfetto, riescono a vivere fino a cinquemilanni, se ritrovassimo in noi la stessa determinazione genetica riusciremmo, con cura maniacale, a raggiungere le vette proibitive dell’ironia che abbiamo perso nel Cul De Sac delle religioni.

 

 

 

 

 

 

Dove il popolo Apaches incontrava ” gli uomini che scendevano dalle stelle”.


In Arizona ex territorio Apaches, è stato costruito Lucifero, un sofisticatissimo osservatorio astronomico da far impallidire la Specola vaticana in Castelgandolfo. Trenta milioni di euro il suo costo e sborsati da chi? Qualche astrofisico nucleare sovvenzionato dagli USA? I Gesuiti di papa Bergoglio ne sono gli ideatori e proprietari.  La domanda sorge spontanea: perché tanto interesse per le stelle e perché in territorio Apaches? La risposta , a mio avviso,  non è una casuale interpretazione  ma un puzzle perfettamente combaciante nell’intelligenza  di un uomo  che ha avuto sott’occhi i testi biblici  per decenni. Mauro Biglino è un ex traduttore per le Opere San Paolo  delle Bibbie che abbiamo in casa. Perché ex? Da quando ha deciso di mostrare e dimostrare con la solida traduzione letterale il vero contenuto di quei testi le Opere lo hanno depennato.  Nel suo tomo edito nel mese di maggio 2015, da Mondadori: ” La Bibbia non parla di Dio”, Biglino ci conduce per mano in un cammino semplicissimo: quello che noi chiamiamo “essere umano” è un prodotto dell’ingegneria genetica di Jawhe’, uno dei tanti dotato di astronave  che ha colonizzato il nostro pianeta. Scioccante! Eppure, soltanto con questa spiegazione il cerchio si chiude miracoli compresi insieme al  salto nettamente qualificativo dell’anello mancante, inutilmente ricercato dai paleontologi, del passaggio all’homo sapiens. Naturalmente sono lapidaria perché è intuibile che ad ogni affermazione si dovrebbe scrivere un nuovo tomo. Le caste privilegiate, quelle che tengono in scacco il pianeta, sanno benissimo di cosa Biglino stia parlando, lo hanno sempre saputo e taciuto. Circostanza ben conosciuta per tenere il popolo nella sudditanza. Anche i Gesuiti sono umani e  vorrebbero cogliere l’occasione di emigrare in qualche altro pianeta se questo, come sta accadendo, diventasse inabitabile. Scrutano le stelle in Arizona mentre Bergoglio, invitando alla solidarietà, semina qua e là: ” forse Gesù non era di questo mondo” . Si dovrebbe dire con molta naturalezza che siamo una piccola nota sonora ed intonata che fa parte della grande sinfonia Universale senza religioni e uomini corrotti. Gli Apaches, che vivevano in perfetta sintonia con il Creato erano un esempio da distruggere.

Semplicemente Leonardo da Vinci scultore


Si chiama Lionardo e non Leonardo come io mi chiamo Adelma e non Adele, così annotò il suo nome nel libro di famiglia nonno Antonio padre di ser Piero notaio in Vinci. Ser Piero era prossimo alle nozze con una sua pari Albiera di Giovanni Amadori, una giovinetta appena sedicenne, come poteva Ser Piero tenere sotto lo stesso tetto la domestica incinta di lui e la neo-sposa? Impossibile al più astuto Casanova, figuriamoci ad un notaio…allora…a Vinci! Un paesello di poche anime dove la gente mormorava e lo spasso delle dame erano le chiacchiere che avrebbero fatto l’indomani, dietro le ante socchiuse l’occhio andava lontano e dove l’orecchio non arrivava l’immaginazione era sovrana.Le nonne, anche allora, con la loro esperienza risolvevano problemi scabrosi. Dove se non a Toia di Bacchereto dove la madre ed il padre di Ser Piero risiedevano proprietari di una fornace per orci, una dei “cento fuochi”, poteva sgravarsi Caterina? Infatti lì partorì Lionardo. I suoi giochi infantili nel cortile della fornace erano tutto quel che  di bello di ignoto, fantastico, da ricercare e metter sottosopra c’è per un fanciullo dotato e lui mise tutto sottosopra, o lì accanto o a se’ vicino perchè, nel gioco, sapeva volare in fantasia ed abilità più in alto di tutti. La fornace di Toia era la sua giostra di giochi puramente infantile. Dapprima giocava con la “ciaccia”( argilla ) le foglie andavano ad intrecciarsi a piccole rampicanti ed i piccoli rampicanti diventavano cosa viva e lussureggiante ai piedi dei quali i primi movimenti delicati, incerti, sussurrati dal vento ondeggiavano in chiome di putti danzanti, ignari della loro stessa leggiadra bellezza. Modellati a mo’ di bimbo per dar loro la vita,” il moto ed il fiato”. Di ciò si andava industriando e gratificando colui di cui , spaventosamente, ed impropriamente ancor si narra.  Morta sua moglie Albiera, ser Piero avviò alla bottega del Verrochio quel fanciullo prodigioso già più esperto di un maestro. Correva l’anno 1464  e Firenze e la bottega del Verrocchio stavano volando verso il pianeta ” Rinascimento”. In quella bottega laboriosa i piccoli profeti dell’arte nuova erano riuniti in eccezzional covata sotto l’ala protettrice del Verrocchio. L’incontro con Sandro Botticelli segnerà il cammino artistico di Lionardo che dipingerà insieme all’amico, maggiore di otto anni, sia il Battesimo di Cristo, sia L’annunciazione nella quale il quadro è praticamente diviso in due parti: a destra Botticelli con la sua Vergine ed a sinistra il mirabile angelo di Lionardo.  La forza delle idee unita alla tecnica e  all’arte si convogliavano creando  una possibilità illimitata di essere coinvolti in prodigi:  nasce il David di Lionardo modellato a sua immagine all’età di quattordici anni. Erroneamente attribuito al Verrocchio, ci mostra Lionardo nella sua poderosa fanciulezza e nella splendente bellezza “mai troppo lodata”.Dalla fucina del Verrocchio presero forma opere mirabili tra cui la resurrezione di Cristo dove  il soldato addormentato è ancora Lionardo giovinetto che firma l’opera L V: Lionardo Vince come lo chiamavano da bambino a Bacchereto.Il chirurgo Della Torre lo incarica per disegni anatomici e che fa ? Disegna una candida quisquiglia : l’imperfezione cardiaca che ha portato il bue alla morte. La mitica quadratura del cerchio…è risolta dal compasso rotante semplicemente composto da due ruote del raggio voluto distanziate da un’asse equivalente al raggio delle ruote; di una estrema chiarezza  basata sulla purezza:  se si accoppia questa alla magia della sua mente  ad ogni accoppiamento  questo diventa fecondo e  così nasce  il David attribuito a Donatello, che, per questa attribuzione postuma  avrebbe richiamato tutti i suoi santi protettori per baciarli direttamente. C’è un canto, una fiaba , una fiaba cantata che accompagna gli istanti terreni della nostra vita spensierata: una ninna -nanna che rimbalza con echi argentini , un amore che ha il tempo ed il luogo tra le braccia di chi ci ha dato la vita e non si scorda mai. Il cartone della Sant’Anna che sorregge la figlia che sorregge il bimbo, il sentiero della vita che per Lionardo è grazia e riconoscenza per nonna Lucia che ha sorretto a Toia sua mamma Caterina e lui infante. Tema piramidale di assoluta stabilità. Lorenzo dei Medici ” Che lo fece e lo distrusse” lo inviò alla corte di Ludvico i Moro, a Milano, con un vistoso paspartout dispregiativo: ” suonatore di lira”. Alla corte di Ludovico gli accadimenti furono tanti e quanti una corrente sottomarina non visibile ma dalla dirompenza  tale da alterare il corso dell’Arte. Nella vicina Santa Maria degli Angeli inizia il Cenacolo , il cui esito è da tutti conosciuto. Nondimeno è l’altoparlante di una pittura moderna e dinamica. Beatrice d’Este è lì, esattamente nel posto in cui doveva stare: Intelligente, selvatica, colta, sposa infelice del Moro. Nella corte di Milano nacque e morì un sentimento così grande da farci sostare per ore per vederne il suo intimo cuore ,semplicemente umano e criptato al Louvre.

Analisi del 2014


stupendizia

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 22.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 8 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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