Sui sentieri delle Langhe


Tra l’Appennino ligure e il fiume Tanaro, dove mia madre andava a lavare i panni, come tutte le donne di Ceva, mentre noi bimbi imparavamo a nuotare controcorrente come i salmoni,  le mitiche Langhe si ergevano maestose. Un insieme di colline, tutte parallele, intercalate da profonde valli.

Ogni Langa, con le sue peculiarità, usi, costumi e dialetti, è un microcosmo a se stante.  Gli spazi tra una Langa e l’altra, sono enormi, l’orizzonte si perde a vista d’occhio tra puntini di castelli lontani.  in queste valli profonde e silenziose si coltivano vitigni, manco a dirlo, diversi l’uno dall’altro: un’antica cultura come quella del Barolo, dell’Asti, la Morra e tanti altri.  Gente rude e solida, come i miei nonni che si alzavano col canto del gallo, attaccavano i buoi alla carretta e si recavano nei loro campi, un appezzamento di terreno diviso in quattordici ‘giornate’ vale a dire sette ettari,  per lo più seminati a grano.  Il rito della mietitura era impressionante per noi bambini, vedere il nonno con altri tre uomini a giornata, fare un unico fronte con delle falci che saettavano a destra e sinistra, in perfetta sincronia, sfiorandosi senza toccarsi.  Le spighe mozzate perfettamente cadevano e noi bambini, dietro a raccogliere i chicchi più maturi e farne manate intere, da gettare direttamente in bocca. La sera, niente cena.  Finita la mietitura il nonno ci issava sul cucuzzolo di paglia della carretta che caracollava a destra e a sinistra, sulla strada in salita, che portava alla nostra cascina.  Per noi bambini era il momento più divertente, perché tenersi in equilibrio lassù non era facile, nonostante il nonno ci dicesse di restare fermi e aggrappati alla paglia, mio fratello Livio, mia cugina Vilma ed io, facevamo di tutto per vedere come sbattere di sotto, il pretendente al punto più alto del carro.  Il Nonno fermava sempre i buoi ad un laghetto vicino casa, dove si diceva che si fosse dissetato Garibaldi: poi  ho realizzato che Garibaldi si sia dissetato ed abbia dormito in tutta l’Italia.  Dal laghetto, con il retino tirava fuori tanti pesciolini da riempire il paniere portato allo scopo.  La sera la Nonna li friggeva infarinati e li lasciava riposare nell’aceto per l’indomani. sapeva perfettamente che le nostre pancette erano piene di grano.  Mio zio Aldo, detto lo scanzafatiche, si interessava all’addestramento di cani da tartufo.  Avevo circa sei anni e ricordo che aveva comprato due meticci, Dora e Diana, che eseguivano perfettamente il loro lavoro, lungo i suoi itinerari che conservava gelosamente.  Si diceva fosse una cosa rara riuscire ad addestrare contemporaneamente due buoni cani da tartufo.  Di questo e d’altro si favoleggiava in inverno nelle osterie sotto i portici di Ceva.  Lo ‘Scanzafatiche’ si recava ogni anno ad Alba, a vendere i suoi tesori, avvolti accuratamente in carta velina e disposti in perfetto ordine di grandezza, in una scatola di cartone bianco, inserita in un’altra di legno. La fiera internazionale del tartufo, da Ottobre a Novembre, allora era un semplice mercato locale, in cui affluivano venditori del posto e compratori muniti di bilancette precise al grammo.  A mio zio andava sempre bene, perché con quella sola vendita, poteva permettersi di scanzare fatiche per il resto dell’anno.   Mio Nonno nelle notti di bufera spalava la neve dal tetto della stalla ( non costruito inclinato alla maniera svizzera) altrimenti sarebbe crollato, soprattutto sulla mi adorata mucca Rosa,  la più quieta delle cinque.  Mi sdraiavo sotto la sua pancia e mungendola mi facevo schizzare direttamente in bocca il latte tiepido, a volte anche in un occhio.  Mia Nonna era dedita oltre che alle faccende della casa e dei campi, alla guarigione di slogature, fratture.  Le ustioni le curava così perfettamente che non restavano cicatrici.  La formula magica era composta da quattro elementi: paraffina, cera d’api, olio extravergine e…il quarto elemento se ne andò con lei nella tomba.  Per queste guarigioni ’miracolose’ Nonna Caterina veniva chiamata “la Masca”: la strega.  A Ceva si credeva che la strega prima di morire, trovata la persona adatta, le avrebbe lasciato la sua eredità di strega, pronunciando queste parole:”Ti lascio il Mestolo”.   Di questo e d’altro si favoleggiava durante le lunghe notti d’inverno, davanti all’enorme camino della cascina dei vicini.  A Pratolungo, vicino a Ceva, la neve era più alta di un uomo alto, per questo si viveva in casa durante quattro mesi l’anno.  Allora gli uomini aprivano un varco nella neve fino alla cascina più vicina e lì ci si riuniva tutti insieme in ‘veglia’.  Noi bambini rabbridivamo di spavento ai racconti più strani, come quello di un uomo che sul sentiero del paese raccontava di aver visto il Diavolo in persona. Lo aveva visto bene, con due corna lunghe così ed era corso via a gambe levate.  l’indomani, il Diavolo e le corna si erano materializzate in un grande albero caduto, co due rami cornuti grandi così. In tanto noi bambini spannocchiavamo il Mais, le donne sferruzzavano calze e maglioni, gli uomini giuocavano a carte e bevevano vino rosso mentre con l’orecchio allenato tenevano in conto della distanza dell’ululato

insistente dei Lupi sui monti.  Se l’ululato si avvicinava, la loro mano andava istintivamente alla ‘doppietta’.  Era possibile, che, durante gli inverni più rigidi i Lupi scendessero in paese e non bastava la rete fissata con la colata a cemento, intorno al pollaio e la stalla.   Un piccolo varco e la strage era certa.  Ho visto un Lupo da vicino e posso assicurarvi che non ha niente a che fare con un Cane.  Con un solo morso, può  spezzare la zampa di una mucca.  Rabbrividendo e spannocchiando noi bimbi crollavamo dal sonno.  Ci portavano tutti sul lettone posto a lato del camino. Finita la veglia, verso le tre di notte, gli uomini imbracciavano i fucili, le nostre Madri ci avvolgevano nelle coperte e  la mattina magicamente ci svegliavamo tutti nei nostri letti.

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11 thoughts on “Sui sentieri delle Langhe

  1. dopo tanto tempo ho letto il tuo commento e sono venuta a visitare il sito, questa storia mi ha rapita letteralmente. ^_^ smack!!!

  2. Ogni volta che lo rileggo, mi si rinnova l’incanto… bello il racconto e ancor più bello il periodo raccontato, in cui i valori e i piaceri erano semplici e profondi allo stesso tempo!

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