Moby Dick


C’è in giro una terribile Moby Dick  umana senza coda di balena , tutto il resto sì, che solca le strade di tutti i paesi del mondo. Tipica donna di sesso femminile ( in genere, i maschi sono più “immaturi” : se la prendono con se stessi e si auto- analizzano) che vuol passare la sua mole
“come un difetto ghiandolare”. Apparentemente ilare, si arma di una serie di identità senza mai guardarle davvero in faccia perché se quella che vede riflessa dallo specchio è la carne della propria carne, non le resterebbe che involarsi per sempre verso il Limbo.
Un esemplare di siffatta portata, addirittura, si affaccia dal balcone del palazzo di fronte al nostro, allora oscurato da una stupenda magnolia secolare che superava il tetto a quattro piani, per mostrare la sua ciccia bianca nella quale affoga, per stendere, finalmente, al sole dato che la magnolia non esiste più, le sue mutande bianche fatte apposta per lei: non credo ad una Ditta tanto misericordiosa nel caso specifico per la fornitura di mutande a metri quadri.. Moby, come tutte le Moby allo stato brado di prima mattina, è bianca, melliflua, lattiginosa, sciatta e “superiore”, si esprime per piacere a tutti, nessuno escluso, con il cinguettio di una passera in amore, che amore non è.
Il suo compagno, fa’ tanto stile ex  partito comunista un compagno,  forse un “ compagno di merende”, lui è un esemplare di dubbia provenienza, sembrerebbe maschio, un tacito maschio cicisbeo ossequiente.
Ultimamente, però, non mi sembra tanto ben disposto quando stende i vari regipettoni e mutandoni. “ Ma che strilliiiii! Tira vento! Ti-ra-ven-tooo!”. Urla dal balcone, verso di lei  che stazza da osservatrice dentro la stanza , per centrare le mollette sui panni svolazzanti e riappropriarsi, per un attimo, della sua identità perduta.
“ Che glje frega sì strilla! Ci ha tre pensioni! Io sentirebbe lo strillo de’ Tarzan dalla mattina alla sera!”, dice la vicina che sa.” Paaaooolooo! Tirami fuori! Tirami fuori di quiii !”, è l’appello urgente e seccante di Moby che giace incastrata nella vasca che riesce a contenerla. Paolo scende a perdifiato le scale alla ricerca della donna delle scale, al primo piano, sa che da solo non ce la farà mai e poi mai a tirar fuori la quintalata e mezzo di Moby, nonostante la schiuma che dovrebbe fare da disincastrante e l’acqua che non è abbastanza per affogarla…La donna delle scale è restia, alla fine si lascia convincere perché è umana …ritorna fradicia e schifata dallo spettacolo di una cicciona che non copre le parti intime neanche con l’asciugamano che ha a portata di mano.” Che volgare!  Che schifo ! Un po’ di decenza!”.
Essere decenti equivarrebbe nel vocabolario ad essere conformi, o vicini, a una qualsiasi forma di decoro, Moby conosce unicamente il decoro dell’ipocrisia razionale verso questo, o quello, non ha alcuna importanza, per raggiungere l’agognata meta di forgiare, per chi ha la sfortuna di lambirla, il suo imperante “Io”. Ci è sempre riuscita, partendo dal margine per arrivare via, via, al sodo, con tutti, quasi tutti, i creduloni che le credevano, lei si prostrava, come una debole donna bisognosa di una qualsiasi forma di aiuto immateriale, il materiale era meglio
Aveva già sotterrato il primo marito, vedova, bisognosa di aiuto e difese e comprensione in tutti i campi, aveva tirato un bel sospiro di sollievo quando all’orizzonte si era profilato il Nulla, reincarnato in un ometto da forgiare, con le sue manine piccole e ciccione,  di nome Paolo.
Quando era impiegata, riusciva, strusciandosi a qualsiasi lembo, ad avanzare un centimetro che poi diventava un metro di pari passo con la sua ingordigia famelica che, nel corso degli anni, non curata seriamente da uno psicologo che avrebbe potuto, largamente, permettersi, è arrivata  a sessanta centimetri di raggio. La geometria non falla , quindi diametro per 3,14  sfioriamo i due
metri di circunnavigazione attorno al suo culo globoso. Forse due metri: ha importanza?
Il vero problema è che la magnifica magnolia su cui nidificavano centinaia di uccellini che trillavano appena spuntava  il sole regalandoci un’oasi insperata in una cittadina, le ha sempre dato problemi per via delle chilometriche stese di panni mai asciugati come voleva lei dato che “ ste schifose foglie stanno sempre a rompe!”.
Ci ha provato due anni fa, con il proprietario tontolone, a tagliare la magnolia.  Non ci è riuscita perché allora si era smosso anche il politico dei Verdi con la promessa…” ma ci mancherebbe altro! Come uccidere un elefante!”, di catastare tutte le piante secolari del territorio, con tanto di articolo sul giornale locale, e…” guai a chi oserà sfiorarle! Ci mancherebbe altro!”.
La balena bianca, mi hanno informato proprio le sue ventose, quelle che crede amiche intime, ha avuto un serio problema con un polmone.
Emmenomale che vuole tagliare solo una magnolia, proprio quella di fronte al suo balcone che le sta regalando il più prezioso dei doni: l’ossigeno.
Sarebbe indispensabile, per chi avesse il coraggio di penetrare quell’ottusa corazza, di informarla che solo gli alberi ci fanno vivere su questo pianeta e una come lei che ne ha più bisogno degli altri, doveva ringraziare l’angelo custode per averne messa una a sua totale disposizione davanti al balcone per aspirarle tutta l’anidride carbonica ed effluviarla con il suo benefico O.
Come tutte le Moby l’unico “O” che rientra nelle sue conoscenze non è altro che la sua boccuccia a cuore che distende a cerchio i muscoli della bocca per meglio ricevere i biscottini intinti nel Marsala con cui si strafoga.
Nessuna pietà per un albero molto più vecchio di lei, estraneo corpo da abbattere per la pulizia del suo balcone. Pensiero automatico ed ovvio per chi non legge di botanica, inesistente per chi non legge e basta. Ecco! L’albero le avrebbe potuto parlare della sua grande Storia, delle sinapsi che lo connettono agli altri alberi, come noi parliamo con i vicini, avrebbe potuto spiegarle che trema quando si avvicinano delle forbici stroncatrici, che la sua linfa percorre il tronco esattamente come in lei scorre il sangue, che ha trascorso tutti questi anni a sopportare, sobbalzando, il suo ritmico battere di ciabatte ogni due ore. Avrebbe voluto nascere in valli lontane, al sole e portare i pesi piuma dei nidi con grande letizia. Sfortunato, come il peggiore dei Congolesi, il suo seme si è fermato ed ha radicatodove, in un giorno di gran lutto, ha sentito la voce di Moby che prendeva in affitto la casa.,Nessuna pietà, da allora, per Ishmael.
Con il cuore in gola mi sono rivolta al primo cittadino che alle undici si recava presso il Comune.
“Ho già fatto l’istanza…” è stata la sua risposta a tanto accoramento. “ Ma un’istanza lei la può sempre revocare…venga con me,venga a vedere di che albero si tratta…è proprio qui dietro, a due passi. “Non posso revocare ed anche il tecnico ha dato l’approvazione!”. Il tecnico, non uno super-partes, un tecnico qualsiasi che, a pagamento, ha deciso.
“ Se non può revocare un’ordinanza, di cui doveva accertarsi e se dopo essersi accertato non può fare nulla , non so proprio quello che ci sta a fare qui!”
Nulla, siamo il nulla con le nostre preghiere poco convenienti.
La magnolia è stata tagliata, partendo dalla cima, a blocchi di circa un metro,il suo corpo tranciato di netto dalla sega, cascava pesantemente al suolo facendo vibrare il caseggiato, insieme al mio cuore. Avrei potuto commettere un omicidio all’istante, senza alcun rimorso, anzi, con vero piacere non solo all’istante ma per tutta l’Eternità.
Moby si gode il sole nuovo, oscurato dalla magnolia, chiama a gran voce Paolo e tutto il vicinato, orgogliosa di avercelo fatto sotto il naso, sapeva anche che il Verde era in Africa, sapeva tutto!
Quello che non sa, è che durante l’ultima guerra, a Napoli, i poveracci allevavano il maiale sopra un balcone per mancanza di spazio, per tecnica partenopea, fantasiosi e lungimiranti non tralasciavano alcun espediente per la sopravvivenza loro e quella del maiale. Come tutti i geni in arme commisero un errore qualificativo e significativo, degno di un ingegnere un po’ stronzo: il peso del maiale andava aumentando mentre le strutture per reggere il suo peso restavano uguali. Il maiale, con tutto il balcone si schiantò sul collo di un ufficiale Inglese che morì all’istante e fu ricordato per questa iperbolica morte. Moby aumenta di peso, stende i mutandoni al sole…finalmente! Il sole oscurato in parte dalla fastidiosa magnolia ormai defunta…un balcone finalmente arioso e pulito in cui,in un pomeriggio d’estate, potrebbe invitare il primo cittadino ed il tontolone…chissà che…

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7 thoughts on “Moby Dick

    1. E’ strano come nel rileggere questo racconto ormai sorpassato per la memoria mi torni più vivida che mai l’immagine di questa donna infernale che per il suo benessere ha ucciso un elefante, un bao-bab, o anche un moscerino: è amorale e basta.

  1. Ho le lacrime agli occhi dal ridere ……… H hiihhihihihiihhihiihhihihi Una descrizione accurata e precisa la Moby dick e’ Moby dick in tutto e per tutto speriamo che no fa la fine del maiale e si schianta sotto visto che ci sono io 😉 aiutooooooooooo

    Per la magnolia resterà per tutti noi nel nostro cuore spettacolare e bella e con il suo profumo unico …..

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