Difficile crederci ma poi ci si arriva.


Quota cento, stasera su .: ” Non è Lisa del Giocondo”. Non avrei mai creduto a questa prospettiva anche perchè in campo dell’arte non ti si fila nessuno compreso il Ministro Franceschini Dario a cui non sembrano interessare i vari sviluppi artistici su Lionardo da Vinci che avrebbero dovuto incollarlo alla poltrona ed ai fascicoli, ferie o non ferie. Stiamo parlando di svolte epocali con tanto di testimonianze via email,ma il ministro non si degna di una risposta di cortesia come un qualsiasi impiegato.

Franceschini , il suo posto lo stiamo pagando noi e lei è in dovere di una qualsiasi risposta anche di routine. La sua segretaria aveva assicurato dell’accertato recapito della email: quale ostacolo la impedisce ad una corretta linea di condotta con il suo Ministero dei Beni Culturali? Ricorda? ” Ministro dei Beni Culturali”. Se lei non è all’altezza del mandato per cui ha ricevuto i voti, deleghi qualcuno che sappia almeno rispondere.
Lionardo: “l’uomo vitruviano”
Gallerie dell’accademia di Venezia cat. 228344×245 mm.
la proporzione aurea > 2/(√5 -1) = 1,618033989.
 

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Per i vicoli di Albano


Ricordo persone di Albano, quelle toste che sono ancora tra noi…

stupendizia

Giovani,  spensierati ci piaceva costruire castelli in aria, i sogni nel cassetto erano u’antica riserva da tirar fuori nei momenti di depressione…

Trasformavamo questa valle di lacrime e nano-particelle nel più fulgido dei prati scoppianti di margherite ed altre fragranze…respiravamo, a pieni polmoni, tutto l’ossigeno di Einstein, propagato da miliardi di soli da lui sparsi, a caso, come miliardi di dadi, solo per noi, per il nostro gioco infinito, non contaminato dai giochi assurdi dei politici, adulti, annoiati, già contaminati dall’ossido di carbonio. Non costruivamo, perché il tutto ci veniva intorno a nostra insaputa: volevamo un mondo più giusto, bello, verde…

Incontravamo, per caso, le persone adatte che ci attiravano con i loro salubri odori…Li seguivamo a fiuto con letizia.

 Salvatore Ekinokos, anima candida, che predicava la fratellanza, l’uguaglianza….moderno Robespierre che fu fatto fuori fisicamente, voce di popolo, all’ospedale di Albano, al C.T.O. perché patrono delle classi indigenti, non istruite…

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Stufa dei cretini


Sono stufa dei cretini, di quelli che occupano posti per cui dovrebbero stare in coda. Ci stiamo strutturalmente programmando per essere il vuoto del Pianeta: ha ragione Mauro Biglino quando afferma che Jawhè ci ha tolto la terza elica e siamo ” gli schizzati” della Terra. Altrimenti perchè. ragionevolmente, ci stiamo comportando in questo modo, distruggendo la casa che ci ospita?

La formella di Leonardo da Vinci presentata in anteprima mondiale al museo Ideale a Vinci.


Leonardo scultoreSei in: Archivio > Il Tirreno > 1999 > 05 > 11 > Leonardo scultore, al Mus…
Leonardo scultore, al Museo Ideale sarà presentata formella d’ottone

VINCI. Potrebbe diradarsi il mistero cheavvolge da sempre l’attività di Leonardoscultore. Una formella in ottone, appartenentea un gruppo di privati, documenterebbeper la prima volta quell’«adoprarsinon meno in scultura che in pittura» dicui l’artista stesso parla nel «Trattato dellapittura». La formella sarà presentata venerdìal Museo Ideale di Vinci dagli studiosiche da almeno quindici anni si occupanodella sua attribuzione. La formella, chemisura 32 per 33,5 centimetri, raffigurauna scena campestre con tre angioletti inatteggiamento di danza. «E’ senz’altro di Leonardo -dice Silvio Troiani, appassionatodi arte – come dimostra,in primo luogo, la firma criptatadell’autore: le tre inizialisono rintracciabili in un cespugliocollocato fra i piedidell’angelo centrale e di quellodi destra». Ma secondo Troiani le tracce«d’autore» sono molteplici:«Nella parte alta si vedeonocerchi concentrici che rappresentanogli alberi: ebbene, sonoidentici, come gruppo e posizionegeometrica, a quellidel cosiddetto “disegno diOxford”, lo studio del bracciodell’angelo dell’Annunciazionedi Firenze che ne ha consentitol’attribuzione a Leonardo.E c’è di più: nell’articolo69 del “Trattato della pittura”,Leonardo teorizzò chiaramentecome imparare a dipingerea memoria». Più cauto è Alessandro Vezzosi,direttore del Museo Ideale:«Non ho ancora visto laformella – dice – ma dalle fotoe dai video mi sembra un’operadi grande qualità. Alla presentazioneabbiamo invitatoesperti e professori universitariproprio per aprire il dibattito». «Del resto – conclude Vezzosi- si tratta di un’opera unica,della quale non esistonoparalleli».
11 maggio 1999 sez.

“Strappi d’autore” evento a Matera.


E’ come raccontare una storia mai raccontata a cui stentiamo a credere perché troppo banale o troppo fantastica. I due opposti si ricompongono nei  tasselli scritti dal destino. Correva l’anno millenovecentocinquantasette e nell’isola Tiberina in Roma si accavallavano nella fondazione americana, creata per riunire i pittori dei due emisferi,  le opere di artisti, allora semisconosciuti, come Waroll,  De Cooning, Pollock, Gorky… Nelle testimonianze di queste esposizioni all’isola Tiberina manca un dato interessante ed essenziale: dove sono finite queste opere maestose? Perché di questo si trattava: non quadri standard:  per capirci. il classico quaranta per cinquanta. Tele alla Guernica . Tele, apparentemente , perdute. Non sarebbe stato possibile per gli artisti, dati i costi, rimballarle e rispedirle in America, venivano semplicemente, a fondazione chiusa alla torre Caetani, lasciate accanto ai cassonetti della mondezza. Un pathos senza pari per chi , allora, aveva investito il suo credo pittorico nell’astrattismo. Eppure un occhio estatico , tra la folla di anonimi, è stato travolto dall’incredibile novità dalla tempesta dell’astrattismo. Cosa non facile e ancor più poco credibile se il signore di cui vado narrando è un signore comune che ha superato la boa dei novanta e  che sa scrivere in modo incerto il suo nome e cognome Giuseppe Macrì  era un amante dell’astrattismo  come  un giovane erompente dalla sua epoca e proiettato trenta anni in avanti: amante del bello in ogni sua forma pittorica e scultorea. Un diario di raccolta senza pari, la sua collezione privata  con il prezzo da pagare delle varie esclusioni da Fondazioni, che sono diventate un’incongruenza con l’arte, intesa come “artistico” , efficaci solo nella richiesta di denaro. Eppure la sua evoluzione è continuata con la consapevolezza di essere nel giusto e “strappi d’autore” ne sono la conferma lampante.   Allontaniamoci dalle tele della sua collezione privata, che farebbero invidia e gola a musei e a chi si intende d’arte. Avviciniamoci a questi  “strappi”, acquistati  da Macrì  nei vari mercatini dell’epoca,   per capire cosa di magico in loro è diventato prorompente.   Andiamo per fasi.

Un artista  imposta, su carta, la sua opera primaria. La consegna al tipografo per l’eventuale litografia o serigrafia o altro. Il tipografo stampa l’opera, sui dettami dell’artista, in monocromia o policromia. L’artista , a questo punto, decide il colore, la sfumatura per arrivare alla migliore conclusione. L’artista valuta il risultato e proseguendo nell’evoluzione, “Strappa il precedente bozzetto “: come un ripartire per migliorare , una sospensione per riflettere, un ennesimo ripensamento. Per cui, è possibile capire dagli “Strappi” quali e  quanti siano stati i portali del pensiero da spalancare, quante le ferite e le conquiste fino alla decisione ultima

Gli “Strappi” erano destinati al macero tipografico : una macchina  che li faceva diventare delle filiformi striscioline di carta , poi eliminati con il resto tipografico. Eppure, anche qui un occhio attento allenato ai colori: un  compositore tipografo  con la precisa  memoria dell’artista che li aveva  ideati, ritenne  un sacrilegio quegli “Strappi” gettati nel trita-carte: ” Se non li recuperi non potrai parlarne e non potrai mai  tollerare una simile perdita…”.  Li ha raccolti e messi da parte con tutta la loro ferita che ricombaciava perfettamente con il costrutto iniziale. Due calzini spaiati che si ritrovano magicamente e si faceva  festa. Festa grande per l’affinarsi continuo, di foglio in foglio, di nota su nota apposta ai margini di queste  opere che andava cicatrizzando la ferita del tipografo che aveva dovuto  “Strappare ” su ordine dell’artista. Ci sono delle  note sui bordi dell’0pera , scritte a matita dall’artista, che smentiscono o incoraggiano o eliminano e  sono uno spartito per chi guarda:  una gestazione  in cui concorre l’idea dell’opera primaria ed il tempo  necessario perché questa si solidifichi sempre più fino a diventare la migliore aderenza  al sogno dell’opera originata dalla mente. La verifica  esultante delle capacità che riescono a tagliare il traguardo. Stentiamo a credere  che quei tentativi destinati al macero siano poi, diventati i capolavori di opere  custodite nei musei o in collezioni private. Felice chi avrà la miracolosa possibilità di affiancare al suo “originale” tutti gli       Strappi d’Autore” che hanno concorso all’opera definitiva. Stiamo parlando di anime elette, di collezionisti di “sogni d’arte” che vedono in tutt’altra prospettiva un’opera che non può essere valutata solamente  in denaro da investire. Eppure si tratta di artisti  del calibro di Migneco, Guttuso, Marini, Fazzini. Baj, Miro’…e lo metto per ultimo.

Matera la città dei Sassi che accoglierà questo evento non è forse l’esempio più lampante di una città destinata alla distruzione e all’abbandono? Una città in via di distruzione ” Strappata” ai suoi abitanti perché non più abitabile.  Qualcuno, tra i quali lo stesso Carlo Levi, con occhio d’artista, ha fatto ricucire lo strappo per far tornare a vivere Matera e compiere un miracolo che è sotto gli occhi del mondo. Qualcuno ha voluto recuperarla per poterne parlare, farlo  sapere anche a me, come a milioni d’altri,  che non sapevano….  perché la sua perdita sarebbe stata intollerabile.

Come la perdita degli ” Strappi d’autore”.