Per i vicoli di Albano


Ricordo persone di Albano, quelle toste che sono ancora tra noi…

stupendizia

Giovani,  spensierati ci piaceva costruire castelli in aria, i sogni nel cassetto erano u’antica riserva da tirar fuori nei momenti di depressione…

Trasformavamo questa valle di lacrime e nano-particelle nel più fulgido dei prati scoppianti di margherite ed altre fragranze…respiravamo, a pieni polmoni, tutto l’ossigeno di Einstein, propagato da miliardi di soli da lui sparsi, a caso, come miliardi di dadi, solo per noi, per il nostro gioco infinito, non contaminato dai giochi assurdi dei politici, adulti, annoiati, già contaminati dall’ossido di carbonio. Non costruivamo, perché il tutto ci veniva intorno a nostra insaputa: volevamo un mondo più giusto, bello, verde…

Incontravamo, per caso, le persone adatte che ci attiravano con i loro salubri odori…Li seguivamo a fiuto con letizia.

 Salvatore Ekinokos, anima candida, che predicava la fratellanza, l’uguaglianza….moderno Robespierre che fu fatto fuori fisicamente, voce di popolo, all’ospedale di Albano, al C.T.O. perché patrono delle classi indigenti, non istruite…

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Stufa dei cretini


Sono stufa dei cretini, di quelli che occupano posti per cui dovrebbero stare in coda. Ci stiamo strutturalmente programmando per essere il vuoto del Pianeta: ha ragione Mauro Biglino quando afferma che Jawhè ci ha tolto la terza elica e siamo ” gli schizzati” della Terra. Altrimenti perchè. ragionevolmente, ci stiamo comportando in questo modo, distruggendo la casa che ci ospita?

La formella di Leonardo da Vinci presentata in anteprima mondiale al museo Ideale a Vinci.


Leonardo scultoreSei in: Archivio > Il Tirreno > 1999 > 05 > 11 > Leonardo scultore, al Mus…
Leonardo scultore, al Museo Ideale sarà presentata formella d’ottone

VINCI. Potrebbe diradarsi il mistero cheavvolge da sempre l’attività di Leonardoscultore. Una formella in ottone, appartenentea un gruppo di privati, documenterebbeper la prima volta quell’«adoprarsinon meno in scultura che in pittura» dicui l’artista stesso parla nel «Trattato dellapittura». La formella sarà presentata venerdìal Museo Ideale di Vinci dagli studiosiche da almeno quindici anni si occupanodella sua attribuzione. La formella, chemisura 32 per 33,5 centimetri, raffigurauna scena campestre con tre angioletti inatteggiamento di danza. «E’ senz’altro di Leonardo -dice Silvio Troiani, appassionatodi arte – come dimostra,in primo luogo, la firma criptatadell’autore: le tre inizialisono rintracciabili in un cespugliocollocato fra i piedidell’angelo centrale e di quellodi destra». Ma secondo Troiani le tracce«d’autore» sono molteplici:«Nella parte alta si vedeonocerchi concentrici che rappresentanogli alberi: ebbene, sonoidentici, come gruppo e posizionegeometrica, a quellidel cosiddetto “disegno diOxford”, lo studio del bracciodell’angelo dell’Annunciazionedi Firenze che ne ha consentitol’attribuzione a Leonardo.E c’è di più: nell’articolo69 del “Trattato della pittura”,Leonardo teorizzò chiaramentecome imparare a dipingerea memoria». Più cauto è Alessandro Vezzosi,direttore del Museo Ideale:«Non ho ancora visto laformella – dice – ma dalle fotoe dai video mi sembra un’operadi grande qualità. Alla presentazioneabbiamo invitatoesperti e professori universitariproprio per aprire il dibattito». «Del resto – conclude Vezzosi- si tratta di un’opera unica,della quale non esistonoparalleli».
11 maggio 1999 sez.

“Strappi d’autore” evento a Matera.


E’ come raccontare una storia mai raccontata a cui stentiamo a credere perché troppo banale o troppo fantastica. I due opposti si ricompongono nei  tasselli scritti dal destino. Correva l’anno millenovecentocinquantasette e nell’isola Tiberina in Roma si accavallavano nella fondazione americana, creata per riunire i pittori dei due emisferi,  le opere di artisti, allora semisconosciuti, come Waroll,  De Cooning, Pollock, Gorky… Nelle testimonianze di queste esposizioni all’isola Tiberina manca un dato interessante ed essenziale: dove sono finite queste opere maestose? Perché di questo si trattava: non quadri standard:  per capirci. il classico quaranta per cinquanta. Tele alla Guernica . Tele, apparentemente , perdute. Non sarebbe stato possibile per gli artisti, dati i costi, rimballarle e rispedirle in America, venivano semplicemente, a fondazione chiusa alla torre Caetani, lasciate accanto ai cassonetti della mondezza. Un pathos senza pari per chi , allora, aveva investito il suo credo pittorico nell’astrattismo. Eppure un occhio estatico , tra la folla di anonimi, è stato travolto dall’incredibile novità dalla tempesta dell’astrattismo. Cosa non facile e ancor più poco credibile se il signore di cui vado narrando è un signore comune che ha superato la boa dei novanta e  che sa scrivere in modo incerto il suo nome e cognome Giuseppe Macrì  era un amante dell’astrattismo  come  un giovane erompente dalla sua epoca e proiettato trenta anni in avanti: amante del bello in ogni sua forma pittorica e scultorea. Un diario di raccolta senza pari, la sua collezione privata  con il prezzo da pagare delle varie esclusioni da Fondazioni, che sono diventate un’incongruenza con l’arte, intesa come “artistico” , efficaci solo nella richiesta di denaro. Eppure la sua evoluzione è continuata con la consapevolezza di essere nel giusto e “strappi d’autore” ne sono la conferma lampante.   Allontaniamoci dalle tele della sua collezione privata, che farebbero invidia e gola a musei e a chi si intende d’arte. Avviciniamoci a questi  “strappi”, acquistati  da Macrì  nei vari mercatini dell’epoca,   per capire cosa di magico in loro è diventato prorompente.   Andiamo per fasi.

Un artista  imposta, su carta, la sua opera primaria. La consegna al tipografo per l’eventuale litografia o serigrafia o altro. Il tipografo stampa l’opera, sui dettami dell’artista, in monocromia o policromia. L’artista , a questo punto, decide il colore, la sfumatura per arrivare alla migliore conclusione. L’artista valuta il risultato e proseguendo nell’evoluzione, “Strappa il precedente bozzetto “: come un ripartire per migliorare , una sospensione per riflettere, un ennesimo ripensamento. Per cui, è possibile capire dagli “Strappi” quali e  quanti siano stati i portali del pensiero da spalancare, quante le ferite e le conquiste fino alla decisione ultima

Gli “Strappi” erano destinati al macero tipografico : una macchina  che li faceva diventare delle filiformi striscioline di carta , poi eliminati con il resto tipografico. Eppure, anche qui un occhio attento allenato ai colori: un  compositore tipografo  con la precisa  memoria dell’artista che li aveva  ideati, ritenne  un sacrilegio quegli “Strappi” gettati nel trita-carte: ” Se non li recuperi non potrai parlarne e non potrai mai  tollerare una simile perdita…”.  Li ha raccolti e messi da parte con tutta la loro ferita che ricombaciava perfettamente con il costrutto iniziale. Due calzini spaiati che si ritrovano magicamente e si faceva  festa. Festa grande per l’affinarsi continuo, di foglio in foglio, di nota su nota apposta ai margini di queste  opere che andava cicatrizzando la ferita del tipografo che aveva dovuto  “Strappare ” su ordine dell’artista. Ci sono delle  note sui bordi dell’0pera , scritte a matita dall’artista, che smentiscono o incoraggiano o eliminano e  sono uno spartito per chi guarda:  una gestazione  in cui concorre l’idea dell’opera primaria ed il tempo  necessario perché questa si solidifichi sempre più fino a diventare la migliore aderenza  al sogno dell’opera originata dalla mente. La verifica  esultante delle capacità che riescono a tagliare il traguardo. Stentiamo a credere  che quei tentativi destinati al macero siano poi, diventati i capolavori di opere  custodite nei musei o in collezioni private. Felice chi avrà la miracolosa possibilità di affiancare al suo “originale” tutti gli       Strappi d’Autore” che hanno concorso all’opera definitiva. Stiamo parlando di anime elette, di collezionisti di “sogni d’arte” che vedono in tutt’altra prospettiva un’opera che non può essere valutata solamente  in denaro da investire. Eppure si tratta di artisti  del calibro di Migneco, Guttuso, Marini, Fazzini. Baj, Miro’…e lo metto per ultimo.

Matera la città dei Sassi che accoglierà questo evento non è forse l’esempio più lampante di una città destinata alla distruzione e all’abbandono? Una città in via di distruzione ” Strappata” ai suoi abitanti perché non più abitabile.  Qualcuno, tra i quali lo stesso Carlo Levi, con occhio d’artista, ha fatto ricucire lo strappo per far tornare a vivere Matera e compiere un miracolo che è sotto gli occhi del mondo. Qualcuno ha voluto recuperarla per poterne parlare, farlo  sapere anche a me, come a milioni d’altri,  che non sapevano….  perché la sua perdita sarebbe stata intollerabile.

Come la perdita degli ” Strappi d’autore”.

 

 

LUCIFERO IN UN CUL DE SAC


Praterie sterminate ed uomini possenti che cacciavano i bisonti, tutte creature ormai remote nel tempo. Gli indiani d’America: un’armonia di fuochi accesi con la Natura e sterminati dagli uomini bianchi. Che centra con loro il più grande scrutatore degli astri al mondo? “Lucifero “, così si chiama questa lente interplanetaria costruita dai Gesuiti, la classe ecclesiastica più abbiente ed orientata verso lo scientifico anche se i  fatti sono stati da loro  negati per secoli Fra queste montagne insanguinate degli Avi degli Apaches ad opera dell’uomo bianco, le creature primitive sono state ridotte alla depressione, allo stato larvale ed al silenzio. La società occidentale ha carpito le potenzialità nascoste, la bellezza travolgente, il suggestivo mai risvegliato, per loro, in essa. Massacrati e travolti dai mediocri senza identità sono stati depositari dei popoli senza voce.
Perché un osservatorio, in territorio indiano costato miliardi dollari? Perché dai Gesuiti? Che ci hanno a che fare con un popolo tribale? Ci hanno a che fare eccome da duemila anni di vergognosi imbrogli. Ce lo spiega Mauro Biglino, ex traduttore biblico per le Opere San Paolo. Biglino, erudito in lingue arcaiche, si accorse di alcuni errori di traduzione nella Bibbia che aveva in casa, scrisse alla editrice facendo notare gli errori e fu assunto. Com’è semplice il tutto se non si fosse trattato di una mente olistica e non lineare! Avrebbe continuato a tradurre a pecora  per i suoi pecorai. Gli credo sulla parola ( anche se supportata da solidi dati di fatto) perchè anch’io sono incappata in un luminare direttore del reparto oncologico che ignorava che il mio port-a-cat era posizionato in una vena e non in un’arteria per cui voleva operarmi all’istante: fortunatamente un tecnico gli spiegò che se l’aggeggio fosse stato posizionato in un’arteria il mio sangue sarebbe schizzato da lì a due metri. Riteniamo che i cattedradeci abbiano salde cognizioni simili ai trattati di matematica dove non c’è scarto per l’errore. Invece l’eccezzione consiste in uomini capaci di illuminare le congetture sospese da uomini volgari che riconoscono solo la legge del branco, l’istinto di rapina, le conquiste, il potere. Su queste infime basi la bibbia  è stata copiata da un’epopea precedente, riscritta, ritoccata,   rivisionata e non per il piacere di parlare a vanvera di una favola antica come il cucco, ma per mantenersi protagonisti del carisma di un potere che dovevano, per forza di cose, rendere occulto. Per il  Potere. Chiese alte come grattacieli per la soggezzione degli inermi. Quanta verità si conserva nella bibbia, copia della copia dell’epopea di Gilgamesc? Poche  e non per fatalismo di dispersione  ma per assicurarsi un rifugio malleabile di volta in volta  da menti perverse. Se fossimo stati il dio di noi stessi, se non ci fosse stata una creazione così arzigogolata  ma un chiaro messaggio unico e totale cosa ne sarebbe stato ieri ed oggi delle religioni? Un’intensa emozione di lbertà per le menti pensanti. Senza angoscia nel cuore per una morte inevitabile come un caldo rifugio nella notte della  vita. Attanagliati da un peccato originale che confina nella follia più perversa lasciamo cadere i nostri strumenti , le nostre meravigliose energie , la purezza che ci unisce al creato per impantanarci nella messainscena di un copione stantio che l’attuale Bergoglio sta cercando di deviare in un proscenio più reale, ben consapevole, da gesuita, del delicato meccanismo che, se svelato interamente come fa Biglino, produrrebbe una sorta di avvenimenti a catena dalle proporzioni sconvolgenti. Bergoglio avanza con passi da gigante, ma per chi sa, sta zoppicando con il raro talento di chi vuol farsi credere all’oscuro di tutto. Un calcolo a cui dobbiamo tanto di cappello per la squisitezza che non altera ordini prestabiliti. Lui getta lì. “anche Gesù non era di questo mondo”. Per cui potrebbe sottindendere che appartiene al cielo, come da sempre. Così non è.  Bergoglio instaura un nuovo ordine di giustizia per preti pedofili, per le strane apparizzioni a Medjugorje notando che le persone aventi la gestione lucrosa del tutto non sono asceti, come lo erano i pastorelli di Fatima. Bergoglio si fa chiamare Francesco il santo più gettonato  per l’umiltà senza fronzoli ; un gesuita che calcola al millesimo la traettoria delle comete come sta facendo la sua creatura: Lucifero.  In territorio Apaches dove nascevano i nativi bagnati dall’erba e dal sole. Natura allo stato puro. Andava conquistata ed eliminata dai soliti benpensanti quelli che pensano di essere innamorati così tanto del mondo che merita le loro migliorie: se di morte ha poca imortanza. Una sensibilità militare primordiale che si azzuffava per il predominio ed ora usa sistemi che sovraricano ogni limite naturale comprese le eliminazioni di massa operate, nei secoli, dalla natura. Teste impazzite. Biglino nei sui libri con :”facciamo finta che…” riporta straordnariamente i fatti accaduti narrati dalla bibbia, in una posizione più esatta e comprensibile. Non c’e Creazione nella Bibbia, ma solo il rapporto militare di un uomo Jawhe‘, tencologigamente avanzato, con il popolo avuto in sorte. Da qui la necessità di addestrarli militarmente, trovandosi di fronte ad un popolo di pastori e pecorai quale erano gli ebrei: non c’è gentilezza e tanto meno spiritualità se solo pensiamo che l’obbidienza verso lui  doveva essere brutale come il sacrificio del proprio primogenito. Ho sempre scritto e pensato che la realtà supera ogni fantasia. Niente di strano se quella che chiamiamo fantascienza sia un accadimento già vissuto. La mente di uomini ispirati  l’ha mostrata chiaramente in film come Stargate : la porta delle stelle. Come mai il regista era certo di conoscere l’essenza di un mistero che ci ha lasciato con il fiato sospeso per tutto il film  tanto era reale e credibile? Potremmo riguardare Verne ed il Nautilus e tanti altri fenomeni che narravano di tecnologie impossibili per il loro tempo. La verità ci è sempre stata negata  e noi ne siamo stati estranei: vivendo in una eterna delusione che ci ha marchiati alla nascita: “peccato originale” per cui dobbiamo essere inferiori,   reprimere i nostri istinti ed affezzionarci ad un pastore che in um modo o nell’altro troverà una scala meno scricchiolante per far bilanciare la canzonatura della vita inventata e proposta dagli ecclesiastici. A tratti un raggio di sole compie la metamorfosi e per qualcuno la chiarezza diventa “certissima” con il solo rammarico di aver perduto tempo prezioso. Quanto tempo prezioso ha perso l’Umanità senza entrare nell’immensità della vita? Mi domando se l’Umanità, a questo punto, vorrà sapere la verità  perchè il senso di possesso atavico della complicatissima macchina che è la vita non è facile ne’ da dipanarsi ne’ da rimuoversi e neanche da sostitursi come qualcuno, beatamente, pensa. Di grazia siamo stati presi per il culo e non ci stiamo. Non ci rimane che guardare gli alberi attraverso il folto delle foglie, i rami poderosi ,i tronchi amici , ascoltare la melodia dei suoi abitanti e pregare per essi, unici Dei da venerare.:hanno un DNA quasi perfetto, riescono a vivere fino a cinquemilanni, se ritrovassimo in noi la stessa determinazione genetica riusciremmo, con cura maniacale, a raggiungere le vette proibitive dell’ironia che abbiamo perso nel Cul De Sac delle religioni.