Monna Lisa


DuomoDalla nostra casa vedo i campanili.

Esco, rientro e ritrovo questa incredibile luce che muta con il mutare delle ore. Mi toglie il fiato il posto dove ho scelto di vivere, tramonti da brivido e il volume su Leonardo da Vinci di Frank Zöllner (Taschen), aperto sul ritratto di Monna Lisa.

Un raggio di sole lo colpisce nel pieno e una certezza lampante fulmina la mia mente: la vedo materializzata nelle due sigle apposte sul braccio di Monna, le iniziali di Leonardo L.V sono lì, sotto gli occhi di tutti, sotto i miei esterefatti…

LdV

Chiamo Silvio. Lente d’ingrandimento, nessun abbaglio!

Felicità!

Senza aver avuto sott’occhi per diciannove anni la L.D.V. della formella, non credo che avrei avuto una possibilità come questa! Irripetibile!

Poi, discutendone con calma sono arrivata alla considerazione semplicissima che può fare soltanto un artista: l’opera si firma quando la si ritiene compiuta.

Secondo me Leonardo firmava le opere che riteneva compiute.

Come nella fisica,  la strada che conduce alla verità
è quella più semplice! E credo che valga sopratutto nella vita.

La Formella di Leonardo


Siamo i miliardari più poveri del mondo come dice il nostro amico Enzo, il cervello razionale lo abbiamo lasciato da qualche altra parte.
L’opera è di eccellente fattura ma per me è una gran tortura devo tenere il centro del letto guai a girarmi verso destra dalla parte del muro perché è lì che da sotto il materasso la mano sporgente dell’angiolino si conficca nella mia coscia.

È il maggio del millenovecentonovanta e ci accorgiamo, ogni tanto, di vivere al di sopra delle righe. Per noi è così normale tutto quello che ci orbita intorno.


“ Pensa!  L’uomo l’hanno pagato metà in soldi e metà in cose vecchie, per aver collaborato allo svuotamento delle cantine di un castello  trasformato poi in un lussuosissimo albergo. Si è ritrovato con un lettone in massello, sulla cui testata c’era avvitata la formella !!”

 “Sarebbe a dire?”

Interrompo Silvio perché la cosa è troppo interessante:

“ …Un letto… con sopra la formella… e… l’hanno svitata… !? E’ lo stesso discorso che facevamo prima: se una cosa non la capisci, se non ti piace… non la vuoi… che ci fai ? La togli e la butti via!”

“ Vabbè! Ma la formella… come si fa a buttarla via? Come fa a non piacerti?”  “ Checco mi ha detto che l’acquirente del letto la trovava  troppo “ barocca”!

“ In effetti per essere barocca… evoca di molto….”

“ Il barocco è stato inventato da Lionardo in persona!”

“ Non è quello che ci hanno insegnato all’Istituto d’Arte…”

“Nelle scuole, purtroppo, a volte non si insegnano le cose nel modo giusto…”


Formella

Per caso, guardo la T.V.

Federico Zeri sta illustrando al pubblico le peculiarità della Sant’Anna del Louvre. Ne privilegia alcuni aspetti essenziali quali la piramidalità, l’atmosfera, soffermandosi su come tutta l’opera sia permeata d’arcano. Ne parla con tanto vigore e competenza che ne sono conquistata. Ne parlo a Silvio che ormai è molto disincantato da questi augusti “critici”.  Lo convinco a contattarlo per tempo data la non giovane età dell’oratore.

Saverio, l’amico di sempre prende un appuntamento.

Al giorno e l’ora stabilita si recano a Mentana, nei pressi di Roma, alla residenza di campagna di Zeri. Si trovano davanti ad un portale, opera di incerta provenienza, qua e là sparsi alla rinfusa, reperti romani che variegano dal grossolano al quasi-arte

In livrea, gli viene incontro il maggiordomo: un uomo alto, magro, robusto e raffinato con occhi mobili ed intelligenti che li conduce attraverso stanze e stanze colme di opere che rendono l’atmosfera generale tipo  “famiglia Adams”. La fine della tappa  è una sala-studio dove troneggia una enorme poltrona rossa damascata nella quale è  incastrato  Federico Zeri.

Davanti a lui una grande scrivania di gusto severo, antico, contornata da libri, libretti e documenti. Intorno a Zeri ci sono  altre persone, forse sei, dall’aspetto indecifrabile, che sembrano essere lì per un’unica costante, respirare l’aria che respira lui.

Zeri li riceve in piedi di fronte alla scrivania.  Silvio e Saverio si guardano intorno per scoprire l’eventuale presenza di qualche sedia…non si sa mai!  Niente! Dallo sguardo del maggiordomo, Silvio percepisce che questa è la regola, tuttavia si rivolge all’interlocutore:

“Abbiamo fissato l’appuntamento per informarla che una formella che io attribuisco a Lionardo da Vinci è stata ritrovata! Dalla sua provenienza, dalle caratteristiche artistiche e scientifiche documentate l’attribuzione è più che giustificabile.”

Silvio apre  la borsa mette sulla scrivania diverse foto di confronto fra opere famose appartenenti al Maestro e dettagli della formella.

“Ma questa è un’opera barocca!” esordisce Zeri.

Silvio pensa che lui abbia immediatamente percepito come è in realtà, l’appartenenza del barocco a Lionardo. Tutto da rifare, Zeri crede che la formella appartenga al barocco ottocentesco! Impavido, Silvio ricomincia tutto daccapo le comparazioni lampanti, l’anatomia, le sovrapposizioni gli allineamenti, le capellaie, i circoncentrici e giù!… al dettaglio per dettaglio, foto per foto riaffermando con veemenza che l’opera è di mano sicura di Lionardo da Vincidata l’evidenza inconfutabile delle prove esibite che corollano con la firma “ LdV” rilevata in basso a destra in maniera perfettamente speculare.

“Trovi altri due che lo dicono e lo dico anch’io!” afferma Zeri.

La reazione di Silvio, a tanto “Zero”  è tale, che dalla sua bocca esce per volontà ancestrale la storica frase:

“ A questo punto la sua opinionenon mi interessa più!”

“ Mi sento male …mi sento male!…” alita Zeri.

Saverio non sa esattamente che pesci pigliare e guarda esterrefatto Silvio il quale, come uscito da una trans, annuncia:

“Andiamo via! Questo non lo voglio avere sulla coscienza!”

Saverio concorda e, mentre Silvio raccoglie il tutto risistemandolo nella borsa, i sei personaggi sprofondano nel silenzio. Sembra che la scura aria inesistente eppur percepibile  si possa tagliare con una lama mentre gli occhi dei presenti, fino ad allora mobili  hanno, adesso, un aspetto spettrale.

Lo sguardo del maggiordomo, al contrario esprime una gioia incontenibile di quelle che ti vengono trasmesse  in diretta- cervello-cuore. Con gesti di una nobiltà in disuso accompagna Saverio e Silvio sulla strada del ritorno salutando sontuosamente, questi prodi (chissà quante ne ha viste e subite!) mentre escono da villa “Adams”, in quel di Mentana!

Maturati gli eventi, capiamo che le sole fotografie non sono sufficienti per illustrare un’opera così complessa, dal momento che si tratta di un rilievo.

 Ne sò personalmente qualcosa per via dell’Istituto d’Arte di Velletri.  Nei corsi c’era la voce “Plastica”: si delineava con la sgorbia e la spatola un’opera di argilla, la si circondava con stecche di legno, saldate da argilla, poi si faceva la colata in gesso.

Questo era il negativo. Il positivo si riottenevaspalmando la copia con sapone  per fare da isolante poi giù ! Un’altra colata di gesso, perfettamente saturo (il gesso  gettato in un bacile non doveva fare bollicine)  e questa operazione ridava il positivo. L’opera compiuta.


Il piccolo Jahvè gioca a Villa  Doria con una bimba di nome Virginia.  Giocano sul belvedere dove il  sindaco non si fa intervistare. Il suddetto si fa intervistare sul davanti della Villa, illustrando le piante citando l’origine botanica in modo multiforme, attinge nel latino, persino! (ce rifa’ rima!).

Ma vai dove stanno giocando Virginia e Jahve’, giggione del cavolo!  Ma vai a vedere le merde, le bottiglie rotte, i preservativi, la immondezza varia che alberga sovrana oltre l’occhio della telecamera ignara!

Ma fatti una passeggiata! Ma fai ripulire questo cesso a cielo aperto! Lì ci sono anche i mosaici romani per chi volesse ulteriormente calpestare o pisciarci sopra… Ci sono anche i divieti di accesso  per un’ulteriore appalto, quello che non è bastato l’anno scorso a far tirar fuori altri soldi per un’ ulteriore impresa alla ”Acchiappa –tutto–tanto-sò scemi!”

Questo ci meritiamo?!

Jahve’ continua a giocare con Virginia e Silvio scambia alcune parole con la madre… suo marito è un cameraman! E… che cameraman! Fabio Tricarico ha fatto il giro del mondo in moto, da Venezia a Sidney fino  all’Opera House. La sera  possiamo seguirlo  sul TG2  nelle sue straordinarie avventure di viaggio. Abita a Piazza San Pietro, a due passi da casa nostra! Quanti illustri sconosciuti albergano in quest’Albano, degna solo di politicanti al braccetto dei preti! Oh! Solone! Solone… che popolo cojone! (Cé rifà rima!).

Fabio, appena vista la formella la vuole immediatamente documentare in immagini. Rielabora il tutto con la musica di Giancarlo Troiani ed è il capolavoro.

Abbiamo un filmato da sballo con musiche sballose che soltanto con gli specifici strumenti dell’epoca poteva essere eseguita, quì dà una vigorosa mano Lilly Troiani appassionata di pianoforte, che con la sua competente ricerca illustra a Giancarlo gli strumenti usati nel Quattrocento. Dovremmo essere a postissimo, data l’insuperabile documentazione!

Un artista  che, essendo artista ha sperimentato la realtà  e la difficoltà intrinseca nell’Opera e l’ha studiata con passione, di risultato in risultato in quanto l’ultimo risultato confermava quello appena tralasciato. Di conferma in conferma perché quando senti a fiuto che sei sulla strada giusta, l’istinto ti guida tra miliardi di ciechi increduli.

Gianluca Garagnani
Università degli studi di Ferrara
Dipartimento di Ingegneria

Fabrizio Falcioni
Centro Sviluppo Materiali S.p.A.
Laboratorio di Chimica Analitica

fra i massimi esperti della ricerca sui metalli, hanno scandagliato la formella  con vari prelievi e ne hanno dato un responso definitivo, corredato e documentato.

“I dati delle analisi rendono possibile l’ipotesi che il manufatto sia stato prodotto in epoca rinascimentale”

Il tutto esclusivamente per il puro piacere di esaminare un’opera che entusiasma anche loro.

Così Guido Angeloni docente di grafologia all’Università  L.U.M.S.A. di Roma, che , direi quasi, con un puntiglio morboso ha fotografato quell’ L D V da ogni angolazione possibile, sarebbe salito sul lampadario persino!  Di tutto questo ne ha dato un responso chiaro netto e sottoscritto: “…Queste tre lettere sono state scritte da Leonardo da Vinci giovane…”

Questa volta dovrebbe essere tutto a posto!

Eravamo dei principianti, eravamo entusiasti!

Insieme a Silvio ed a Fabio ci rechiamo a Vinci per un sopralluogo in vista del prossimo evento:  tirar fuori la formella dal caveau e presentarla fisicamente.

Alessandro Vezzosi ci riceve affabilmente e ci indica un luogo di ristoro dove poter soddisfare il nostro appetito famelico. Riesco a mangiare circa  un chilo di bistecca all’olio santo. Fabio si tiene sul leggero con una zuppa, Silvio, per dessert, mangia fagioli.

Ci accomiatiamo da Vezzosi che, per ultimo, proclama: “ Vai avanti tu Silvio, io ti seguo!”

Non è una chimera, è un fascio di luce che, dopo quattordici anni, squarcia il buio delle nostre attese!

Esplicita e senza preamboli, laggiù c’è la meta agognata! Purtroppo, dovremo fare a meno di Carlo Perdetti per un semplice motivo economico: il suo volo America-Vinci… è costoso per noi.

Ci contentiamo così!

Vede signora  Ciampi, dopo aver letto che lei è interessata agli artisti ed in special modo a quelli del Rinascimento le avevo inviato una lettera scritta di getto della quale non conservo la fotocopia.

La informavo sull’andamento della formella, su come fosse possibile che le nostre opere finissero in mani straniere, vedasi Codice Hammer.

Inaspettatamente, dopo sei mesi, arriva la sua risposta dalla Presidenza della Repubblica con firma di Jean Louis Goddart, il quale mi invita a rivolgermi agli esperti signori Munari e Perdetti.

Pianto scopino! Ancora lui? Ricorda, signor Goddart, la sua presentazione del “disco di Festos” all’ambasciata greca?

Lato A

Lato B

Intorno al tavolo ovale c’erano giornalisti di varie testate; tra loro c’era anche un signore con cappellino colorato e relativo amico  Saverio Donnini al fianco.

Lei parlava fluentemente  illustrando a modo suo le vicessitudini dell’uomo che cammina impresso sul disco di Festos.  Alla fine del discorso lei dichiarava che l’uomo di Festos camminava all’indietro e aggiungeva che se non lo avesse tradotto lui nessuno lo avrebbe tradotto!

Al che, l’uomo con cappellino colorato (con l’uncinetto me la cavo) prese la parola nonostante l’assoluto divieto e informò i presenti che il disco di Festos è semplicemente un inventario, il resoconto di una specie di ‘ragioniere’: quì abbiamo pesce d’acqua dolce, quì grano, là abbiamo un villaggio, un tempio, una conceria di pellami, allevamenti di varie speci di animali…

L’inviato del Corriere della Sera: “mi sembra più plausibile quello che dice il signore!”

Vedete signori Ciampi! Siamo in queste mani!

Chissà per quale arcano Silvio si ritrova ancora di fronte questo personaggio dalla notevole apparenza inversamente proporzionale alla sostanza… eppur accademico!


Siamo a Vinci.

Ci siamo tutti per quest’evento in cui la formella viene tirata fuori dal caveau per essere mostrata fisicamente ai convenuti e al Mondo.

C’è Vezzosi, il nostro anfitrione, Parronchi e Signora, esperti nello specifico, c’è J. Beeck, presidente dell’Art Wasch International e una signora docente di Storia dell’arte.

Inizia  Gianluca Garagnani che presenta la sua ricerca sulla struttura del metallo della formella. Prosegue Guido Angeloni.

Naturalmente, per quanto riguarda la parte artistica interviene Silvio. La conclusione è di Alessandro Vezzosi. Inaspettatamente, stranamente, quest’ultimo non si espone, mentre la Prof di Storia dell’Arte appena avuta tra le mani la formella e rivolta a  Beeck: “questa è uscita dalla scuola del Verrocchio!”

Queste pance gonfie… solo la scuola del Verrocchio!

Ci dipaniamo nelle stanze del museo Ideale quando Jahvè reclama a gran voce suo padre

“Vieni! Vieni a vedere!”

 Infila la mano in quella di Silvio e lo porta davanti a una riproduzione a grandezza reale della “Dama dell’ermellino”.

”Guarda papà… una bambola!”

 Cara progenie che hai assorbito ancor prima della culla  tutta la cultura scritta nel globo in materia di Leonardo, adesso riconosci i falsi a fiuto!

Ci ristoriamo in un agriturismo della zona naturalmente (sigh!) a nostre spese. Di fronte a me c’è Enzo con suo nipote, a sinistra Manuela, di fronte a destra l’avvocato Antonio Franciosi e signora, a seguire Saverio e Sisco. Non ho osato sedermi accanto a Silvio, perché era a capotavola tra Beeck e la prof di Storia dell’Arte al lato di Vezzosi. Ho le foto, altra mia passione!

Penso che niente come una fotografia ti renda  perfetto l’istante in cui il tutto è avvenuto.

Non ho osato per lasciarli liberi di parlare senza interferenze, le mogli sono noiose!

A fine pranzo mi sono avvicinata  al quintetto per sentire un qualcosa di strano da parte di Vezzosi: “Vedete firme anche tra le nuvole!”

È lo stesso uomo?

Quello del “vai avanti tu Silvio che io ti seguo!”

 E, soprattutto, cosa vuole da noi?

Beeck vorrebbe la formella per un mese, per studiarla… figuriamoci!

È questo il quadro attuale di questi “ esperti” che, se non sono in tre, espertizzano un bel niente oppure vogliono essere fatti partecipi.

Rivediamo le riprese egregie di Fabio e possiamo sentire e leggere dal labbiale di Vezzosi

 “è un Pierino da Vinci?”

( allude a Pierino figlio di Bartolommeo, fratello di Leonardo)

Beeck: “ma là c’è una ‘L’ !”

Torniamo a casa con qualcosa in meno nel cuore.

Racconto questa disavventura a Luciana, amica di giovinezza

 “ Quelli, tra cani, nun sé mozzicano!”

 È la sua sentenza.

Se per la Madonna dei Confusi sono bastate una o due  ‘opinioni’ da parte di questi esperti, cosa dire delle innumerevoli ‘prove’ che Silvio ha raccolto per l’attribuzione della formella a Lionardo?

“Quelli riscrivono la storia della statua della Libertà con due scemenze e convincono la gente che l’ha fatta il pronipote di Peppe dé Vallericcia!”

Luciana contadina scarpe grosse e cervello da fina! (Sempre rima!)

Il diciassette di maggio millenovecentonovantanove, dopo la presentazione a Vinci c’è il comunicato ANSA, il quale cita che:

“ la formella (32 per 33,5 centimetri)  è una scena campestre con tre angioletti in atteggiamento di danza. Secondo Troiani le iniziali della firma criptata sono rintracciabili in un cespuglio fra i piedi del secondo Angelo. I cerchi che raffigurano gli alberi sarebbero identici come forma e posizione geometrica a quelli del “ disegno di Oxford”, lo studio del braccio dell’“angelo dell’Annunciazione” di Firenze, che ne ha consentito l’attribuzione a Leonardo.
Lo scalìno nella parte bassa della formella sarebbe identico alle “ ghiaie” (come le chiamava Leonardo), della “ Vergine delle Rocce” e della “Sant’ Anna” del Louvre, in cui si ritrova anche il perfetto allineamento degli occhi dei personaggi, usato da Leonardo per la prospettiva “ad uscire”, come nei puttini della formella”.

Segue un‘altro documento ANSA, sempre nella stessa data. C’è l’evidente intervento da parte di Alessandro Vezzosi, irriconoscibile dopo anni di preliminari. Quest’ultimo comunicato cita testualmente:

“Secondo Troiani, che colloca la formella al 1470-72, l’originalità di Leonardo sarebbe dimostrata anche dall’esame metallurgico presentato da Gianluca Garagnani, ingegneria dei metalli dell’università di Ferrara.
Ma Vezzosi osserva che i risultati sono preliminari e che non ha molto significato che non abbiano rilevato componenti moderni. Una fusione antica la si può ottenere utilizzando pezzi antichi. L’esame grafologico di tre lettere della formella “LdV”, condotto da Guido Angeloni, perito Di tribunale, può far pensare ad una firma criptata di Leonardo da Vinci, “ma non ci sono altre firme simili di confronto-osserva Vezzosi.”

Qui mi inserisco io: stai dicendo una grossa bugia, perché Leonardo ha firmato tutte e soltanto le sue opere concluse!

Prosegue l’ ANSA:

“Anche i riferimenti iconografici non sono convincenti. Ad ogni modo la fotografia della formella è stata distribuita ad alcuni studiosi che faranno conoscere le loro interpretazioni.

Se fosse originale la formella documenterebbe per la prima volta l’attività di Leonardo scultore perchè i rari casi attribuiti a Leonardo non sono per nulla certi. Per un Cristo, possiamo solo parlare del passaggio dalla scuola del Verrocchio alla scuola di Leonardo.

Ha osservato Vezzosi raccomandando ancora la prudenza e invitando piuttosto a parlare di un “Maestro della formella”. Per Vezzosi è positivo che dei privati vogliano sottomettere la loro opera ad un giudizio di specialisti animati solo da aspetti scientifici…”

Dottor Vezzosi, se non l’avessi conosciuta personalmente e personalmente registrato nel mio DNA il suo repentino e scioccante voltafaccia, così i miei posteri si potranno cautelare naturalmente, da un ulteriore attacco mascherato da benevolo, quasi-quasi la crederei anch’io uno studioso di Leonardo assolutamente disinteressato!

Allora, perché quei viaggi Albano-Vinci durante anni? Perché il suo sostenere, in positivo, la formella e quindi il Leonardo-scultore?

Perché? Quel suo mitico “Vai avanti tu Silvio! Io ti seguo!”

Poi? Il poi lo sa soltanto lei. Noi lo abbiamo intuito, non detto, non consolante per il mondo dell’Arte, per la gente comune che aspetta una risposta e per tutti questi anni di lavoro.


Guarda l’intervista ad Adelma Tittoni che che racconta alcuni degli avvenimenti relativi alla scoperta della Formella.

C’è la guèra!


” Hai sentito? ..
Adelma … c’è la guèra!”

“Lo so!”

“lo ‘na soluzione ce l’avrebbe!
A fa a tortorate su un ringhe
tra dè loro … chi vince ha vinto la guèra”

La guardo
pure Santa è eccelsa!

“Che c’entrano li pori fiji de mamma
có li schiribizzi
dè sti fiji dé ‘na gran mignotta?!. .. ”
E ci ha ragione!

“Vedresti, bella mia,
come le guère sparirebbero
da la faccia dér monno!”

L’aiuto a piegare il grosso cartone

Ha le mani rattrappite dall’artrosi
il volto segnato da dolori
e stenti secolari

E’ una piccola quercia curva
per via della cicòria
che andava raccogliendo
nei prati di Pomezia
e ancora più giù a Torvajanica
“Lo polistirolo nun lo posso riccojie
me dole la schina.”

Impara, mondo marpione
una vecchietta si scusa