Moby Dick


C’è in giro una terribile Moby Dick  umana senza coda di balena , tutto il resto sì, che solca le strade di tutti i paesi del mondo. Tipica donna di sesso femminile ( in genere, i maschi sono più “immaturi” : se la prendono con se stessi e si auto- analizzano) che vuol passare la sua mole
“come un difetto ghiandolare”. Apparentemente ilare, si arma di una serie di identità senza mai guardarle davvero in faccia perché se quella che vede riflessa dallo specchio è la carne della propria carne, non le resterebbe che involarsi per sempre verso il Limbo.
Un esemplare di siffatta portata, addirittura, si affaccia dal balcone del palazzo di fronte al nostro, allora oscurato da una stupenda magnolia secolare che superava il tetto a quattro piani, per mostrare la sua ciccia bianca nella quale affoga, per stendere, finalmente, al sole dato che la magnolia non esiste più, le sue mutande bianche fatte apposta per lei: non credo ad una Ditta tanto misericordiosa nel caso specifico per la fornitura di mutande a metri quadri.. Moby, come tutte le Moby allo stato brado di prima mattina, è bianca, melliflua, lattiginosa, sciatta e “superiore”, si esprime per piacere a tutti, nessuno escluso, con il cinguettio di una passera in amore, che amore non è.
Il suo compagno, fa’ tanto stile ex  partito comunista un compagno,  forse un “ compagno di merende”, lui è un esemplare di dubbia provenienza, sembrerebbe maschio, un tacito maschio cicisbeo ossequiente.
Ultimamente, però, non mi sembra tanto ben disposto quando stende i vari regipettoni e mutandoni. “ Ma che strilliiiii! Tira vento! Ti-ra-ven-tooo!”. Urla dal balcone, verso di lei  che stazza da osservatrice dentro la stanza , per centrare le mollette sui panni svolazzanti e riappropriarsi, per un attimo, della sua identità perduta.
“ Che glje frega sì strilla! Ci ha tre pensioni! Io sentirebbe lo strillo de’ Tarzan dalla mattina alla sera!”, dice la vicina che sa.” Paaaooolooo! Tirami fuori! Tirami fuori di quiii !”, è l’appello urgente e seccante di Moby che giace incastrata nella vasca che riesce a contenerla. Paolo scende a perdifiato le scale alla ricerca della donna delle scale, al primo piano, sa che da solo non ce la farà mai e poi mai a tirar fuori la quintalata e mezzo di Moby, nonostante la schiuma che dovrebbe fare da disincastrante e l’acqua che non è abbastanza per affogarla…La donna delle scale è restia, alla fine si lascia convincere perché è umana …ritorna fradicia e schifata dallo spettacolo di una cicciona che non copre le parti intime neanche con l’asciugamano che ha a portata di mano.” Che volgare!  Che schifo ! Un po’ di decenza!”.
Essere decenti equivarrebbe nel vocabolario ad essere conformi, o vicini, a una qualsiasi forma di decoro, Moby conosce unicamente il decoro dell’ipocrisia razionale verso questo, o quello, non ha alcuna importanza, per raggiungere l’agognata meta di forgiare, per chi ha la sfortuna di lambirla, il suo imperante “Io”. Ci è sempre riuscita, partendo dal margine per arrivare via, via, al sodo, con tutti, quasi tutti, i creduloni che le credevano, lei si prostrava, come una debole donna bisognosa di una qualsiasi forma di aiuto immateriale, il materiale era meglio
Aveva già sotterrato il primo marito, vedova, bisognosa di aiuto e difese e comprensione in tutti i campi, aveva tirato un bel sospiro di sollievo quando all’orizzonte si era profilato il Nulla, reincarnato in un ometto da forgiare, con le sue manine piccole e ciccione,  di nome Paolo.
Quando era impiegata, riusciva, strusciandosi a qualsiasi lembo, ad avanzare un centimetro che poi diventava un metro di pari passo con la sua ingordigia famelica che, nel corso degli anni, non curata seriamente da uno psicologo che avrebbe potuto, largamente, permettersi, è arrivata  a sessanta centimetri di raggio. La geometria non falla , quindi diametro per 3,14  sfioriamo i due
metri di circunnavigazione attorno al suo culo globoso. Forse due metri: ha importanza?
Il vero problema è che la magnifica magnolia su cui nidificavano centinaia di uccellini che trillavano appena spuntava  il sole regalandoci un’oasi insperata in una cittadina, le ha sempre dato problemi per via delle chilometriche stese di panni mai asciugati come voleva lei dato che “ ste schifose foglie stanno sempre a rompe!”.
Ci ha provato due anni fa, con il proprietario tontolone, a tagliare la magnolia.  Non ci è riuscita perché allora si era smosso anche il politico dei Verdi con la promessa…” ma ci mancherebbe altro! Come uccidere un elefante!”, di catastare tutte le piante secolari del territorio, con tanto di articolo sul giornale locale, e…” guai a chi oserà sfiorarle! Ci mancherebbe altro!”.
La balena bianca, mi hanno informato proprio le sue ventose, quelle che crede amiche intime, ha avuto un serio problema con un polmone.
Emmenomale che vuole tagliare solo una magnolia, proprio quella di fronte al suo balcone che le sta regalando il più prezioso dei doni: l’ossigeno.
Sarebbe indispensabile, per chi avesse il coraggio di penetrare quell’ottusa corazza, di informarla che solo gli alberi ci fanno vivere su questo pianeta e una come lei che ne ha più bisogno degli altri, doveva ringraziare l’angelo custode per averne messa una a sua totale disposizione davanti al balcone per aspirarle tutta l’anidride carbonica ed effluviarla con il suo benefico O.
Come tutte le Moby l’unico “O” che rientra nelle sue conoscenze non è altro che la sua boccuccia a cuore che distende a cerchio i muscoli della bocca per meglio ricevere i biscottini intinti nel Marsala con cui si strafoga.
Nessuna pietà per un albero molto più vecchio di lei, estraneo corpo da abbattere per la pulizia del suo balcone. Pensiero automatico ed ovvio per chi non legge di botanica, inesistente per chi non legge e basta. Ecco! L’albero le avrebbe potuto parlare della sua grande Storia, delle sinapsi che lo connettono agli altri alberi, come noi parliamo con i vicini, avrebbe potuto spiegarle che trema quando si avvicinano delle forbici stroncatrici, che la sua linfa percorre il tronco esattamente come in lei scorre il sangue, che ha trascorso tutti questi anni a sopportare, sobbalzando, il suo ritmico battere di ciabatte ogni due ore. Avrebbe voluto nascere in valli lontane, al sole e portare i pesi piuma dei nidi con grande letizia. Sfortunato, come il peggiore dei Congolesi, il suo seme si è fermato ed ha radicatodove, in un giorno di gran lutto, ha sentito la voce di Moby che prendeva in affitto la casa.,Nessuna pietà, da allora, per Ishmael.
Con il cuore in gola mi sono rivolta al primo cittadino che alle undici si recava presso il Comune.
“Ho già fatto l’istanza…” è stata la sua risposta a tanto accoramento. “ Ma un’istanza lei la può sempre revocare…venga con me,venga a vedere di che albero si tratta…è proprio qui dietro, a due passi. “Non posso revocare ed anche il tecnico ha dato l’approvazione!”. Il tecnico, non uno super-partes, un tecnico qualsiasi che, a pagamento, ha deciso.
“ Se non può revocare un’ordinanza, di cui doveva accertarsi e se dopo essersi accertato non può fare nulla , non so proprio quello che ci sta a fare qui!”
Nulla, siamo il nulla con le nostre preghiere poco convenienti.
La magnolia è stata tagliata, partendo dalla cima, a blocchi di circa un metro,il suo corpo tranciato di netto dalla sega, cascava pesantemente al suolo facendo vibrare il caseggiato, insieme al mio cuore. Avrei potuto commettere un omicidio all’istante, senza alcun rimorso, anzi, con vero piacere non solo all’istante ma per tutta l’Eternità.
Moby si gode il sole nuovo, oscurato dalla magnolia, chiama a gran voce Paolo e tutto il vicinato, orgogliosa di avercelo fatto sotto il naso, sapeva anche che il Verde era in Africa, sapeva tutto!
Quello che non sa, è che durante l’ultima guerra, a Napoli, i poveracci allevavano il maiale sopra un balcone per mancanza di spazio, per tecnica partenopea, fantasiosi e lungimiranti non tralasciavano alcun espediente per la sopravvivenza loro e quella del maiale. Come tutti i geni in arme commisero un errore qualificativo e significativo, degno di un ingegnere un po’ stronzo: il peso del maiale andava aumentando mentre le strutture per reggere il suo peso restavano uguali. Il maiale, con tutto il balcone si schiantò sul collo di un ufficiale Inglese che morì all’istante e fu ricordato per questa iperbolica morte. Moby aumenta di peso, stende i mutandoni al sole…finalmente! Il sole oscurato in parte dalla fastidiosa magnolia ormai defunta…un balcone finalmente arioso e pulito in cui,in un pomeriggio d’estate, potrebbe invitare il primo cittadino ed il tontolone…chissà che…

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La mia comunità neocatecumenale


Dopo la morte di mia madre, ero talmente distrutta che avrei accettato un drago per colazione, fame compulsiva.” Lei”, a cui pensavo, con il viso inondato di lacrime, che mi aveva, incomprensibilmente, lasciato per sempre. Il nostro ultimo incontro era stato sottolineato dalla solenne promessa che, se fosse morta, certamente mi avrebbe comunicato dove si trovava , coordinate comprese e come era fatto l’aldilà. Era da anni dializzata e da anni si occupava dei problemi dei dializzati: aveva scritto una lunga lettera al settimanale “Gente” che fu pubblicata, purtroppo non ne conservo copia. Mia amica di lunghe notti in cui parlavamo fino all’alba, le piaceva ricordare il periodo partigiano, quando faceva la staffetta e fu arrestata sul lago di Como, un mese di carcere e l’attestato del Corpo Volontari Della Libertà battuto a macchina Olivetti in rosso e blu, che la definiva benemerita del 4° esercito di Liberazione senza aver percepito alcun premio, fu la sua ricompensa. Questo documento ingiallito lo conservo gelosamente tra le cose più care, mi è  testimone delle origini quando l’incertezza, la timidezza cronica, il saccente predominio dei cattedratici mi assale. “ Ricordati chi sei!”, dice, nel film,Mufasa al giovane Simba: “Ricordati chi sei!”. Il che equivale, in età adulta, ricercata e sfrondata a forza, da quell’essersi incartapecorita per tutti gli imbecilli incontrati, la lontana risonanza: signori si nasce!

Mio padre, arriva sempre secondo, i suoi antenati facevano le bizze: da cavalieri di ventura, con tanto di araldica in cui era raffigurato un falco rampante con sfondo uno scudo, ad armatori di navi che trasportavano frutta per l’Inghilterra. Mio padre, era nato a Farfa nel Lazio ma, in sostanza  era diGenova Pegli, nella cui villa, operose, una cuoca e due cameriere, studiava dagli Escolopi per prepararsi alla futura classe dirigente di Genova. Suo nonno era il primo ministro degli Esteri al governo Giolitti, un tale Tommaso Tittoni di cui sono la pronipote. Una volta, raccontava mio padre, l’Inghilterra non potendo  pagare un carico di frutta, mandò uno stupendo cavallo da corsa, per le loro scuderie. Perché mi compiaccio così inaspettatamente di queste origini che ignora anche la mia migliore amica? Ecco!  Spogliata per decenni della mia vera identità, durante i quali ho intrapreso lavori dissimili, dal progettare tombe per il cimitero di Velletri, alla lavanderia Industriale, il primo libro di poesie pubblicato , dallo scrivere per un decennio per la ‘Rizzoli’ ed incontrare Moravia, sonora lezione di vita, al Cico Bar di Sabaudia, a fare la spazzina, riprendo le redini di un discorso eccitante dal momento che tutti questi “normali perfettucci”, mi stanno usurando. Ho un gran debole per  le cose del Mondo.

Lo sapeva certamente mia madre perché dopo la sua morte, accadde un fatto inspiegabile, uno di quegli accadimenti che ti rovesciano certezze vecchi di decenni.

Mi imbatto in una figura di uomo, che frena il suo macchinone e si dirige, in pieno Corso di Albano, verso di me, non verso una qualsiasi altra persona : cercava me. Era di ritorno dal paesello in Puglia di padre pio e si era dovuto fermare perché mi aveva visto, era inquietante per lui ma aveva  dovuto farlo. Ebbi un giramento di testa e capii che l’effluvio di strani odori doveva provenire da mia madre e dalla sua promessa. Quell’uomo era lì per me ed io ero lì perché potesse incontrarmi dal momento che, senza  un perché, avevo preso un’altra strada invece della solita che conduceva a casa. Secondo lo sconosciuto avrei dovuto recarmi a Pavona una frazione di Albano dove stava sorgendo la quartacomunità neocatecumanale, secondo lui, era la cosa più ovvia al mondo. Ebbi poco tempo per rodermi il cervello perché l’appuntamento era da lì all’indomani sera alle nove alla chiesa di San Giuseppe. Ci arrivai a fari spenti, come mi fecero notare i miei futuri fratelli: avevo percorso tre chilometri per la Via del Mare a fari spenti. Mi accolse Adriano capo della prima comunità neocatecumenale.

“Da neofita , chissà che non diventi intelligente anch’io!”. Fu il mio saluto, per quella serata che capovolgeva i mie brogli mentali,  ad Adriano.

C’ero entrata dentro fino al collo, anzi annegai nella comunità, trascinando nella mia nuova, assoluta certezza chiunque mi fosse vicino. “ Non sei padrone neanche di un tuo capello!” amavo ripetere, copiando Adriano, a chi mi prendeva in giro per quell’inaspettata svolta che avevo, fermamente, datoalla mia vita. “ Se vuole, può toglierti tutto il tempo che credi di avere…”. avvertivo .

Riunioni spirituali di tre giorni passati nell’assoluta, interiore, contemplazione e spiegazione ad alta voce un versetto biblico, il giro di esperienze in cui raccontavi ai fratelli quello che non avresti raccontato neanche a te stesso, il rito ebraico del battesimo dopo tre giorni di digiuno autentico, la notte precedente la Pasqua. Poi le agapi, gli incontri con la tua comunità e gli incontri con tutte le altre,in un giro vorticoso che neanche in un seminario è attuabile. Paolo secondo, raffinato prete, aveva compreso la grandezza di questo girotondo anche se le sue origini erano ebraiche, ma non aveva egli stesso reclamato “cugini” i fratelli ebraici? Aveva capito la potenzialità di un movimento che non costava nulla alla chiesa, anzi portava forze fresche ed entusiaste cariche di figli e figlie come Cristo comanda, mentre gli ecclesiastici erano a corto di vocazioni per mancanza di idee e di figli, suppongo.Così accolse nella chiesa le comunità, come fece con Maria Teresa di Calcutta.

Schweitzer, che in Africa costruì vari ospedali, abbracciando, baciando e consolando i piccoli lebbrosi non era l’ideale per la tifoseria cattolica: era felicemente sposato, con figli. Santo No, la sua “parrocchia” non era nel registro delle santità cristiane . Ahinoi!

I miei fratelli di comunità avevano tutti una Croce, tutti noi abbiamo una croce normale o più grande per la nostra misura di sopportazione umana. Erano persone provate da traumi come il mio, o da altri accadimenti umani. Si rifugiavano in pensiero COMUNE, come se fosse l’unico pensiero GIUSTO: arrivai, per il mio solito ficcanasare all’epopea di Gilgamsh, epopea di cinquemila anni precedente aifatti biblici, narrati tali e quali alla Bibbia, crocefissione e Diluvio compreso, addirittura l’epopea era la copia di una copia…nel Crizia  si recita: “ O Solone , Solone quanto è piccina la Vostra Storia, in confronto all’immenso passato umano!”.

Smaniosa di sapere perlustravo altri territori che alla fin  fine mi presentarono lo squallido prolasso di una qualsiasi religione, compresa la mia. “ Se vuole, può prenderti tutto il tempo che credi di avere…”. Certamente lo può fare ma … è un misericordioso o un minaccioso questo padre mio? Sono fatta a sua immagine e simiglianza, potrei minacciare mio figlio? Forse sì, nella dimensione umana , ma lo farei a casaccio, in un momento d’ira…Non commetterei mai lo sbaglio della chiesa di amare a prioriqualcuno che non risponda per niente al mio modo di essere ed ai miei interessi, lo amerei o lo stimerei se mi piace. E se non dovessi provare alcuno di questi sentimenti, lo rispetterei e basta.

In un baleno ho attraversato mentalmente tutte le segrete, infide nicchie che mi tenevano prigioniera da quasi tre anni. Ad ogni Altare, nel mondo, si stanno celebrando messe aperte a clienti di qualsiasi tipo prima dell’orario di lavoro, tre o quattro persone a rompere l’incantesimo del Corpo di Cristo che si faCarne Viva: tre o quattro stranieri dell’Est che hanno perduto la battaglia sindacale con questi preti senza verve ed una panza che ti lascia allibito

Alla  Rivoluzione cristiana nata nei poveri sobborghi di Madrid ideata da Kiko Arguello e Carmen Hernandez intorno agli anni sessanta o bastava solo l’intenzione di rilanciare di tabernacolo in tabernacolo l’evangelizzazione in Europa o lasciare per strada una scia fedita fatta di arrivismo, potere, latrocinio, corruzione. La Chiesa, in ermellino,ha scelto il potere materiale, il tabernacolo è fuori moda,ad Albano il prete che insegna alla Cattololica di Roma viaggia in BMW e compra “Playboy” per tenersi aggiornato, come dice lui. Dio si rivolterebbe dalla tomba, è biblico che non c’è là, ma se la possedesse scapperebbe a gambe levate di fronte a questo zoo. Ci propinano una bontà che è insita nei nostri cuori, come nel Dna, hanno aperto bottega di cristianesimo, di islamismo, induismo, buddismo, ( di ismi e di asmi) soffocandoci, sin dalla nascita, con i loro miasmi. Ne hanno scandito, con false note, le tappe adolescenziali, delle scelte, fino alla morte. I creduloni mettono la loro vita in queste mani sozze per mancanza di immaginazione, per il lavaggio del cervello di genitori e simili, o non hanno ancora inaugurato la propria vita, che niente ha a che fare con religioni e con politici. La superba vita umana, animale e vegetale niente ha a che fare con questi falsi mentori che scimmiottano , reclamandolo come “unico” il loro, personale dio. O ne è nato uno per tutti, per la Creazione in toto, o quello che chiamano “dio” altro non è che una obsoleta, chimera umana, perpetrata da caste di padre in figlio, a cui appellarsi in caso di bisogno, per alleviare o , addirittura, cancellare , assolverti da un peccato che un altro uomo può soltanto registrare, ma non alleviare o cancellare, o, aumentare il potere nei confronti degli sciocchi.

Scioglierti da ogni dubbio sul peccato commesso, questo lo può solo la tua coscienza, solo Lei.

Cominciai a considerarla un’aggressione mentale questa mia comunità, uno stagno in cui potevi nuotare fino alla riva senza mai volare. Nessun parere personale…un “io, che contava zero.

Figuriamoci mia madre, scrittrice, liberale e curiosa avrebbe scardinato in un nano secondo questaforma di insincerità!

Con molta pazienza mi aveva guidata fino alla conoscenza durata tre anni issandomi da star sul palco  del teatro, non da spettatrice  passiva, ma cronista  di una storia perché potessi toccare con mano sicura il suo messaggio. Grazie.

Baby


Le gambe arcuate da giocatore,  fisico asciutto , una naturale simpatia che ti coinvolgeva a prima ed ultima vista “alla Nabokov”, capelli bianchi, lunghi, lisci, occhi nascosti da occhiali neri , sempre elegante in nero. Baby apparteneva alla persona a cui era sfuggito qualcosa.

Nel bar di Piazza Pia,  si incaponiva con il cinesino che era dentro i videopoker, quel cinesino che non saltava fuori al momento giusto per dargli il meritato “ pokerissimo”.

Nostro figlio ne era affascinato e suo padre lo issava su uno sgabello , alle spalle di Baby, perché potesse seguirlo nelle sue partite parlate ad alta voce con il cinesino che, assurdamente, non gli dava , ostilmente, risposte: essendo, per lui, un cinesino maleducatissimo.

Questo dava a noi il tempo di giocare in santa pace e concentrarci sulle varie uscite del videopoker. Giocavamo solo per divertirci, con la minima puntata, andavamo avanti per ore  come Baby, solo che lui raddoppiava forte, come una sfida senza divertimento, un prodotto del tempo  che, per lui, era spostato un tantino più in la. Dove? Ecchettifrega! se sei uno come Baby. Nella cometa della  ricchezza infinita, quella dei fantastiglioni, dei ricchi e  straricchi per davvero. Era la sua unica meta. La vita lo aveva fregato e doveva rifarsi.

Fluente e confidenziale continuava a parlare con il cinesino  con le sue solide sicurezze circa l’eventuale vincita…e nostro figlio adorava Baby. A pranzo, continuava a parlare del cinesino e del signore con i jeans da ragazzo nel  bar, come una persona magnifica  e strafottente ed armoniosa, in sincronia con i suoi voli di bimbo.-

Si capiva dal fisico di Baby,  ancora prestante che, tanti ani prima doveva esser stato notevole per  quell’armonia di muoversi, come avesse un bilanciere, che conservava intatta.

La VITA con  Baby , si era scatenata esultante e struggente. Sete di allungarsi  in altri luoghi, persone,  e giochi, alla ricerca della pozione magica che solo il sesso non poteva dare. Giurava a se stesso  che sarebbe diventato “normale”. Basta ! Perdio! Basta! Questa è l’ultima puntata! E’ l’ultima volta che gioco!

.Le pareti foderate di muschio verde,catapultato  nell’Oceano Indiano .

Luci ambrate e sfrontatezza, stracotto di soldi e benessere…. un tempo lontano.: il tarlo peloso della vecchiaia era avvolto e transennato: ,tanto se ne sarebbe parlato dopo un quarto di secolo, almeno e soltanto cinque minuti prima della sua morte, solo allora sarebbe diventato “ davvero” vecchio.

Quando Baby giocava  ai videopoker impugnava la vita per tirarla fuori dalla  sua custodia personale di  una  mezzanotte buia  per farla brillare e brillare…

Dal giorno  In  cui si rese conto che doveva lavorare anche  come muratore . Per togliersi da quel purgatorio, per allontanarlo da se .. forse poteva riportare le sue sensazioni  al riparo di un bosco ombroso e ricco di frutti come quando era ricco e non sapeva quanto lo fosse.

A cena i suoi due  figli maschi mangiavano con una ingordigia famelica.

Sua moglie, nella confusione generale della sua vita, era diventata  una posta senza francobollo .   La voleva? Non la voleva più e più, per davvero?

Dal momento che, non era tanto realista, non aveva capito l’accoppiata perdente della moglie più figli, magari quelli non si perdono mai fin che ne hanno bisogno; i figli, all’occorrenza, vengono al tuo funerale perché di te vogliono ricordare solo quello che a loro fa comodo ed il tuo funerale magari gli fa molto comodo, un’accoppiata micidiale se si accoppiano per non volerti salvare da te stesso.

L’errore di turno: “tornerà tutto come prima”,  non ricreò la sua immagine a somiglianza di uomo ricco con villa e piscina…gli era andata buca. La moglie non voleva più ballare la solita solfa.

Il grande magazzino di elettrodomestici che aveva fatto la sua fortuna divenne la sua sfortuna . I soldi facili divennero il purgatorio terreno ed ,inesorabilmente, lo portarono a …BABY!

Baby che fa il muratore , che aveva una piscina ed ora gli piove in cucina!

Baby che è un solista in poesia e solo dalla sua voce te ne puoi accorgere.

Baby, solo con un po’ di vino e troppe sigarette  ripara gli esami a Settembre.

Baby vittima di una vanità giovanile.

Baby che si ammala e non crede più nella Primavera.

Baby che deve risorgere come Lazzaro.

Lei era bionda, bella, sembrava fatta di Sole.

La sua Resurrezione.

La meta agognata era  in Australia.

Partire e partire senza valige per un mondo lontano con solo il bagaglio a mano del cocktail dei loro cuori fusi con l’AMORE.

Baby, nella vita, sin dalla primissima infanzia, aveva un problema con i ragni.

Aracnofobia, era ed è il termine scientifico per questa psicosi. Ti può prendere in modo lieve , per cui puoi vivere, suppergiù, come una persona  normale.

Baby no. Doveva passare una notte intera alla ricerca del ragno perduto. Non poteva chiuder occhio se non lo aveva stanato, inondava la camera con micidiale insetticida.

Sentiva sulla sua pelle le zampette del ragno ed  era, addirittura, ossessionato da una semplice, perfetta ragnatela che avrebbe potuto avvilupparlo. Ne era terrorizzato al punto di avere un attacco di panico in cui la sua mente rimaneva paralizzata.

La cura gli era ignota, eppure, con uno sforzo di volontà,  avrebbe potuto uscire da quell’incubo.

“Capire” che  un ragno è un essere timido ed innocuo, che si nasconde ed ha paura lui… giustamente, dell’uomo. Sarebbe bastato un Analista, ora che lo sa, potrebbe fare il superbo sforzo per tutti gli aracnofobi come lui, ce ne sono tanti, più di quanto si possa immaginare. Forse Baby potrebbe partire per una nuova meta, forse la più utile nella sua vita.

Forse…dipende da BABY!

L’Australia era piena di ragni di tutte le razze.

Era il regno dei ragni.

Immaginava con orrore l’invisibile filo di bava che scendeva dal soffitto a cui era attaccato un ragno che lambiva il suo viso di bimbo.

No, Non poteva partire.

La vogliamo mettere cosi? Epperchè  no?

Baby la mette così!

Potrebbe saldare davvero il conto…

Lasciando dietro il suo amore biondo e l’Australia.

Fan culo i ragni!